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venerdì 29 agosto 2025

Preghiera per i cristiani di Gaza che resistono

   Comunicato da "Compagnia della Chiesa Poverella"

Il 27 Agosto 2025 i sacerdoti e le suore, cattolici e ortodossi, di Gaza City hanno ricevuto dall’esercito israeliano i primi ordini di evacuazione, presentati come "lasciapassare della salvezza". Le notifiche, recapitate ai complessi della Sacra Famiglia e di San Porfirio, intimano di lasciare la città e spostarsi verso Sud, nelle zone di Deir al-Balah e al-Mawasi, dichiarate dagli occupanti "aree umanitarie", ma che la popolazione definisce con verità aree di sterminio.

I religiosi si rifiutano di obbedire perché:
• nelle chiese sono rifugiati centinaia di anziani, bambini e disabili impossibilitati a muoversi;
• le vie verso Sud sono oggetto di continui bombardamenti e prive di ogni assistenza, perciò l'evacuazione è sinonimo di condanna a morte;
• la comunità cristiana non accetta di essere trattata come una minoranza da estrarre, separata dal resto della popolazione palestinese.

È una dichiarazione netta di resistenza civile: condividere fino in fondo il destino di Gaza, senza eccezioni né privilegi; sosteniamoli perciò con l’intercessione e il sacrificio. 

In particolare pregheremo per loro, la sera di Sabato 30 Agosto, nella chiesa di San Giuseppe a Capo le Case in Roma:
ore 18: Santa Messa contro i nemici della Chiesa
ore 19: Ora Santa per i cristiani della Terra Santa

lunedì 25 agosto 2025

Perchè i Cristiani sono in fuga dalla Siria

 da Terrasanta.net

Due mesi sono trascorsi dal devastante attentato del 22 giugno 2025 che in una chiesa di Damasco ha tolto la vita a 25 fedeli durante la messa, una strage a sfondo religioso che non ha precedenti nemmeno nella Siria distrutta dalla guerra civile. Alcuni francescani descrivono i sentimenti dei cristiani oggi. Un video, postato sui social, è stato in poche ore condiviso da migliaia di persone. Aleppo, qualche settimana dopo la strage compiuta da un attentatore suicida nella chiesa ortodossa di Mar Elias, avvenuta a Damasco il 22 giugno scorso, nella quale hanno perso la vita 25 persone e sono stati un centinaio i feriti.

Fra Bahjat Elia Karakach, francescano della Custodia di Terra Santa, mostra le alte cancellate che sono state erette per proteggere la chiesa parrocchiale di San Francesco. «Un guardiano e alcuni volontari sono incaricati di controllare gli ingressi in chiesa. L’accesso è stato transennato, in modo da poter perquisire chi chiede di entrare. La nostra gente teme nuovi episodi di violenza».

La tensione si era ulteriormente alzata il 13 luglio scorso. A pochi chilometri da Tartus, nella cittadina di Al-Kharibat, è stato sventato un attentato contro un’altra chiesa dedicata a Mar Elias. Un’auto sospetta carica di esplosivo è stata individuata prima che potesse esplodere grazie alla collaborazione tra residenti e forze di sicurezza.

Come ad Aleppo, in molte altre chiese del Paese sono state rafforzate le misure di sicurezza, con metal detector agli ingressi, per prevenire eventuali attentati suicidi. La paura è diventata una costante.

A meno di due mesi dalla strage di Damasco, la situazione della parrocchia di rito latino di Aleppo riflette il clima che si sta vivendo in tutta la Siria. «C’è un forte senso di instabilità nel Paese – spiega ancora fra Bahjat – e tra i cristiani c’è grande apprensione. Le misure di sicurezza nelle nostre chiese, i controlli, le porte chiuse, la paura degli attentati…  Tutto infonde un senso d’insicurezza».

Il presidente Ahmad al-Sharaa, che ha conquistato il potere nel dicembre 2024 dopo la cacciata di Bashar al-Assad, sta cercando d’imporre un nuovo assetto politico e istituzionale, ma sembra ostaggio di conflitti settari e rigurgiti jihadisti, come riportano le cronache quotidiane. L’attacco israeliano su Damasco che il 16 luglio ha distrutto il ministero della Difesa e gli edifici circostanti fa seguito ad alcuni giorni di violenze a Suwayda, nel sud della Siria, centro principale della minoranza drusa che si è scontrata per alcuni giorni con le forze di sicurezza siriane e gruppi jihadisti (sunniti). Le violenze sarebbero iniziate per dispute locali tra combattenti drusi e arabi beduini, sfociate poi in scontri armati. Secondo l’Osservatorio siriano per i diritti umani, sarebbero morte quasi 250 persone.

«È inutile dire che in questa situazione – aggiunge fra Bahjat – la voglia di emigrare tra i nostri giovani continua ad essere molto forte. Sembra essere l’unico loro obiettivo; non riescono a pensare ad un altro progetto personale che non sia quello di andarsene. La situazione è molto critica e non sappiamo come andrà a finire».

“We are not safe here anymore,” said a christian to the BBC

Da Damasco gli fa eco il confratello fra Firas Lutfi, parroco della comunità latina di San Paolo, nella città vecchia, non lontano dal luogo della strage di Mar Elias. «I cristiani di Siria vivono uno stato d’animo di grande insicurezza. Attendono una parola di chiarezza sul loro futuro. Si sta lavorando alla nuova costituzione e per formare il nuovo parlamento siriano. Ci giungono appelli alla partecipazione alla vita sociale e politica. Quello che noi speriamo è che le promesse diventino realtà. Finora ci sono state tante ambiguità. In mezzo a queste violenze, siamo in attesa di sapere come sarà il futuro; vogliamo vivere in un Paese stabile, democratico, dove tutti si sentano sicuri».

Intanto la comunità cristiana di Damasco, nelle sue varie componenti, resta sotto choc. «I fedeli vivono nel panico – aggiunge fra Firas –; anche chi non si trovava quel giorno in chiesa è traumatizzato. Si nota un significativo calo di presenze dei fedeli, in un Paese dove la frequenza alle messe è sempre stata molto alta. Comprensibilmente c’è paura. Le chiese erano il luogo dove trovare pace e sicurezza. Adesso sono percepite come un luogo di pericolo».

Solo due mesi sono trascorsi da domenica 22 giugno, che doveva essere una giornata di pace e preghiera per la comunità cristiana di Damasco. Invece, sarà ricordata come uno dei giorni più tragici degli ultimi anni. L’attentato del terrorista che si è fatto esplodere nella chiesa greco-ortodossa di Mar Elias, situata nel quartiere a maggioranza cristiana di Al-Dweileh, è avvenuto durante la messa pomeridiana. Neppure nei lunghi anni della guerra civile si era registrato un evento simile e certamente può essere descritto come il più grave colpo inferto a civili inermi nella capitale siriana dalla fine ufficiale della guerra.

https://www.terrasanta.net/2025/08/cristiani-in-siria-due-mesi-dopo-mar-elias-la-paura-resta/

giovedì 21 agosto 2025

Leone XIV: “Il 22 agosto giornata di digiuno e preghiera per la pace in Terra Santa e Ucraina”

 Agenzia Fides

 Una giornata di digiuno e preghiera per invocare da Dio il dono di una pace “disarmata e disarmante” in “Terra Santa, in Ucraina e in molte altre regioni del mondo”. Ad annunciarla è stato Papa Leone XIV che, al termine dell’Udienza generale, ha anche spiegato il motivo per cui è stata scelta la data di venerdì: “Il 22 agosto celebreremo la memoria della Beata Vergine Maria Regina, madre dei credenti e invocata come regina della pace”.

Il Pontefice ha chiesto ai fedeli sparsi su tutto il pianeta, “ferito da continue guerre” a vivere dunque questa giornata “supplicando il Signore che ci conceda pace e giustizia e che asciughi le lacrime di coloro che soffrono a causa dei conflitti in corso. Maria regina della pace affinché interceda perché i popoli trovino la via della pace”.


In questa occasione, riproponiamo la bella preghiera affissa sulla porta della cappella di Sant'Anania nella città vecchia di Damasco:

Preghiera per la Siria, nostro amato paese

Signore Gesù Cristo, tu che sei apparso al tuo discepolo Paolo nel cielo di Damasco, come sei apparso in questa casa al tuo discepolo Anania, e hai donato loro il tuo amore, la tua forza e la tua pace, per la loro intercessione ci chiediamo di custodire la Siria, nostra patria, da ogni male.

Ti supplichiamo, per intercessione di tua madre, la Vergine Maria, la cui preghiera non è mai respinta, di fare dono, a noi e a tutti i fratelli e le sorelle di Siria, della grazia di una vera appartenenza a questa nostra patria preziosa, così da essere sempre cittadini onesti, sinceri e integri, per potere svolgere il nostro ruolo attivo nella costruzione di questo nostro paese, che tu ha preso proprio come punto di diffusione su tutta la terra della tua luce e del tuo amore.

Possa esso rimanere terra di pace e amore, di fratellanza e di stabilità, e faro per tutto il mondo.

Amen!

 

Prayer for our beloved country Syria

Lord Jesus Christ, who appeared to Paul your apostle in the sky of Damascus, and appeared in this house to your disciple Ananias. Just as you gave them your love, power and peace, so we ask you, through their intercession to save our homeland Syria from every evil.

We beseech you, through the intercession of your mother, the Virgin Mary, whose prayer is never rejected, to give us and to all our brothers and sisters of Syria, the gift of affiliation to our precious homeland so that we would be always righteous, honest, and pious citizens, and so that we would play our part effectively in building this homeland which you made the starting point for your light and love to the whole world.

May it remain a land of peace, love, brotherhood and stability, that it would be a lighthouse to the entire world.

Amen!

Prayer posted on the door of the chapel of St. Ananias in the old city of Damascus

lunedì 18 agosto 2025

Un libro per vedere come la pace di Cristo non è un’utopia, bensì una realtà che scende ancora nei cuori

Copertina del libro «Un maestro per Samir» di Andrea Avveduto

L'OSSERVATORE ROMANO 18 agosto 2025

Storie di rinascita dalla Siria devastata


Pubblichiamo la prefazione al libro «Un maestro per Samir» (Libreria Editrice Vaticana, 2025, pagine 192, euro 17) di Andrea Avveduto, che sarà presentato durante la prossima edizione del Meeting di Rimini (22-27 agosto).

di ANDREA TORNIELLI

Ricordo molto bene il giorno in cui questo libro ha in qualche modo avuto inizio. Era settembre del 2024, Andrea Avveduto e io ci trovavamo a Salerno, invitati insieme ad altri ospiti, per iniziativa delle associazioni laicali cattoliche della diocesi, ad approfondire in una tavola rotonda il tema della guerra. Lui aveva alle spalle numerosi viaggi in quel Medio Oriente che resta la ferita del mondo. E portava nel cuore, in particolare, la Siria straziata da lunghissimi anni di conflitto. Ascoltandolo, come mi era già accaduto altre volte in passato, l’ho trovato assai capace nel restituire con la parola e la voce il dramma assurdo delle guerre viste di persona. Io, invece, ero impegnato a raccontare l’impegno, fatto di parole e di gesti, dei Pontefici del Novecento che hanno intessuto un magistero multiforme della pace di cui Papa Francesco e Papa Leone XIV sono gli ultimi, autorevoli interpreti.

Quando, ad un certo momento del suo intervento, Andrea Avveduto ha raccontato l’episodio di Basel e Butrus, che troverete diffusamente descritto nelle pagine che seguono, l’uditorio si paralizzò di colpo: la rievocazione di un gesto che più evangelico di questo non si può — dare la vita per un altro — fece breccia tra i partecipanti a quell’incontro pubblico. Ho ben presente ancor adesso, mentre scrivo queste righe, la sensazione che tutti noi in sala quella sera percepimmo: il silenzio nel quale il racconto di Avveduto si dipanava aveva qualcosa di sovraumano.

E anch’io ne sono rimasto scosso, fortemente: perché toccare con mano che vi sono uomini e donne che incarnano il Vangelo in maniera così netta e nitida, soprattutto in situazioni così difficili e scomode come la Siria sotto il giogo dell’Isis, lascia senza parole. O meglio, con un senso di gratitudine forte per quei testimoni che ci fanno capire che la pace di Cristo non è un’utopia a perdere, bensì una realtà che scende ancora nei cuori e nei giorni degli uomini se vi sono persone che accettano la croce come metro di giudizio sulla vita e sulla storia.

Andrea, da attento giornalista qual è, in queste pagine ha raccolto storie di vita. Colum McCann scriveva: «Anche il racconto di storie possiede qualità emergenti e, in questi tempi turbolenti, condividere le nostre storie e ascoltare quelle degli altri potrebbe essere una delle poche cose in grado di salvarci. Raccontare storie è un invito all’azione. Ascoltare storie è una forma di preghiera». I racconti di vita che troverete in queste pagine sono proprio questo: atti di ringraziamento di fronte al mistero della vita. Un mistero che si palesa con incontri imprevisti, piccoli ribaltamenti di vita, veri e propri miracoli, per chi può leggere con lo sguardo della fede i nostri giorni. O comunque fatti inspiegabili e significativi per chiunque non voglia anestetizzarsi di fronte al mondo che incombe su di noi, con la sua bellezza e il suo dolore.

E così in questo libro troviamo storie solo apparentemente “piccole” che però sono veramente “grandi” e aprono il cuore, colpiscono, commuovono. C’è Omar, il ragazzino che fa il ciabattino e subisce angherie durante la sua adolescenza, e qualcuno che lo strappa da quel vicolo cieco, offrendogli una possibilità. C’è Myriam, la madre cui la guerra uccide in un sol colpo i due figli: come scrivevano gli antichi greci, proprio in questo — i genitori che sopravvivono ai figli — sta la brutalità assurda della guerra. E anche per questa madre può sorgere un’alba nuova, nonostante il dramma. E c’è il Samir del titolo, cui un maestro di quelli veri, George il suo nome, restituisce un domani. Di Butrus e Basel ho accennato qualche riga sopra. E in ogni storia raccontata da Avveduto vi è qualcosa che ha a che fare con una parola spesso abusata, “sacro”. Si chiederà il lettore: cosa c’è di sacro in un racconto di guerra in Siria, in un dialogo tra sventurati in Medioriente, nella vicenda di un bambino tra le macerie di Aleppo? ....

Tanti dei personaggi dei racconti di Andrea Avveduto — si badi bene: racconti veri, non inventati, per quanto l’immaginazione resti un valore, di cui esser grati a romanzieri e scrittrici — non sono cristiani, e non vorremmo certo “battezzarli” a distanza. Ma la loro umanità piena, la struggente bellezza che emana dal loro vissuto, l’indomita positività del reale che da essi traspare ci parla in qualche modo del Vangelo. «La gloria di Dio è l’uomo vivente» scriveva Ireneo di Lione nel III secolo dopo Cristo. Per questo, dobbiamo dire grazie ad Andrea Avveduto: perché in queste persone “viventi” che punteggiano il cielo oscuro della Siria recente noi possiamo scorgere quella grazia di Dio di cui il nostro tempo ha così disperatamente bisogno. «Prima di essere credenti, siamo chiamati a essere umani» ha detto Leone XIV all’udienza generale del 28 maggio 2025 in riferimento alla parabola del Buon Samaritano. Nelle prossime pagine troverete pagine che raccontano chi ha risposto pienamente a questa chiamata.

https://www.osservatoreromano.va/it/news/2025-08/quo-188/l-alba-nuova-nel-cielo-oscuro-della-siria.html

giovedì 14 agosto 2025

Preghiera a Nostra Signora Vergine della Pace

L’immagine della Vergine che ci accompagna nella preghiera nella nostra piccola chiesa, non ha la pretesa di essere una “icona” classica, ma come tutte le icone è nata dalla preghiera e vuole condurre alla preghiera. 

E’ un’immagine nata dal nostro cammino e dalla nostra vita: le sembianze di Maria e del Bambino sono quelle di una giovane madre siriana, persona semplice e forte, nostra amica... È il volto di tutte le mamme siriane e dei loro bambini..

Il supporto su cui è dipinta la Vergine è una lastra di pietra grezza, basaltica, grigio-azzurra, la stessa roccia che compone il nostro terreno e con la quale molte case, soprattutto antiche, sono costruite. Lei, Maria, è lì, solida, incarnata in questa terra, in questa storia..

Allo stesso tempo, la grana ruvida, grezza, della superficie fa gioco con la luce cangiante del giorno, e soprattutto al tramonto la luce fa vibrare i colori e l’oro del fondo rendendoli vivi..

Il suo nome, il suo “titolo”, è Nostra Signora Fonte della Pace, è nato da subito, prima ancora che iniziasse la devastante guerra, è nato dalla coscienza che Maria si trova al crocevia di popoli e religioni, arrivando là dove nessun altro arriva, legame fra popoli e culture diverse, perché attraverso il suo “sì” è legame tra l’uomo e Dio. Lei è Fonte a cui tutti possono accostarsi, e bere.

Fonte della Pace, Pace maiuscola non per amore della ridondanza, ma perché la Pace che lei dona non è semplicemente assenza di conflitti, un rispettoso convivere e collaborare... La Pace che lei porta è il Cristo, non altro, senza compromessi. E se è madre aperta a tutti, è però Madre di tutti proprio in virtù della generazione del Figlio, e dell’essere stata donata dal Figlio stesso , sulla Croce, come Madre per tutti gli uomini.

Maria è seduta, sul trono regale: Maria Regina, quindi Maria Assunta in cielo, già nella pienezza del compimento della sua vicenda umana. E il trono su cui siede- il solo punto di rosso dell’immagine, vivo, forte, fondante – altro non è se non l’amore del Padre, il suo cuore su cui si appoggia, stabile, ogni cosa creata.

In grembo, in piedi, il Figlio: la veste di Gesù è verde, verde come la creazione perfetta, così come è uscita dalle mani e dalla benevolenza del Padre. Il Padre vuole la vita, ed ha chiamato dal nulla all’esistenza tutte le cose per mezzo del Figlio. Per questo il colore che descrive l’esuberanza della vita è il verde.

Maria è l’apice di questa creazione perfetta: questo fiume di vita, portato dal Figlio, riveste la Madre – la tunica verde-e da lei sgorga e si diffonde in tutte le direzioni sulla terra, come acqua abbondante che lava e risana.

E questo fiume della vita vera ed eterna è la Pace di Dio.

Maria è anche rivestita di una sopravveste bianca, che è il colore predominante. Il bianco è il colore dell’umiltà, che è la caratteristica fondamentale della verginità, che si compie nell’assenso illimitato di Maria alla volontà del Padre, all’accoglienza del Figlio, all’opera dello Spirito Santo in lei.

L’umiltà con cui l’uomo risponde a Dio, ritorna da Dio all’uomo come veste dell’abbondanza di misericordia che tutto ricopre con la sua grazia. Nell’immagine, anche il capo di Maria è velato di bianco: ed è sul velo bianco che si posa la corona, segno della predilezione divina che ha accompagnato Maria nella sua vita, passo dopo passo, fino al trono della gloria.

Ma, ancora, sulle spalle di Maria un manto blu, segno del mistero di Dio, della vita Trinitaria che genera nel suo grembo tutta l’economia della salvezza. E se il manto da una parte lascia vedere l’opera della Grazia, dall’altra non può essere completamente aperto se non nel compimento del tempo : il manto blu torna a coprire il grembo di Maria, là dove il Cristo che viene nel mondo poggia i suoi piedi, ha la sua origine..

In corrispondenza del cuore di Maria e di Gesù, lo Spirito Santo: nella Bibbia, il cuore è il centro dell’uomo, è la persona stessa. Lo Spirito è lo Sposo di Maria, colui che stende su di lei la sua ombra luminosa. La colomba argentata è sostenuta dalla mano del Figlio, a sua volta sostenuta dalla mano della Madre. Lo Spirito sta dispiegando le ali, segno della sua azione originante, sia nella Incarnazione, che nell’opera tutta della storia del creato : lo Spirito si libra verso la creazione in attesa.

Il suo colore è l’argento: come per il rosso del Padre, l’argento si trova solo qui. Al centro di ogni cosa, al centro degli altri colori, questa luce vivida richiama in controcanto l’oro che tutto avvolge. Non è bianco, non è oro, è la luce, la grazia propria dello Spirito. .

E, a lato, la mano destra della Vergine, posata con dolcezza sul ginocchio, ma aperta a tutti, rivolta verso chi guarda: mano che invita, dolcemente, a venire, a farsi avanti, all’incontro col Figlio, con la vera Vita.

E infine, l’oro. La luce divina, la santità che tutto avvolge, La scena si svolge come in una grotta, che è come una porta , una iconostasi. La luce si diffonde , dietro e davanti, ci invita ad entrare, a passare la porta, ed insieme viene verso di noi, si diffonde nella fenditura, segno dell’Incarnazione, punto di incontro del Divino e dell’umano.. Luce che tutto trasfigura, luce che è la santità a cui tutti siamo chiamati : “siate santi, perché Dio è santo”.

Le aureole, non hanno un margine, una linea di separazione. E’ solo un diverso traslucere dello stesso oro del fondo: la santità di Gesù, di Maria, la nostra, hanno la stessa origine: la santità di Dio.

E poi ognuno pregando trova altre parole, altre immagini. Una icona è fatta per questo : un invito alla preghiera… 

Le sorelle trappiste del Monastero Adhzra yanbu'a - s- salam
Vergine Fons Pacis , Azeir, Siria



PREGHIERA PER LA PACE di San Giovanni Paolo II, 2 febbraio 1991

Dio dei nostri Padri, grande e misericordioso,
Signore della pace e della vita, Padre di tutti.
Tu hai progetti di pace e non di afflizione,
condanni le guerre e abbatti l’orgoglio dei violenti.

Tu hai inviato il tuo Figlio Gesù ad annunziare la pace ai vicini e ai lontani,
a riunire gli uomini di ogni razza e di ogni stirpe in una sola famiglia.

Ascolta il grido unanime dei tuoi figli,
supplica accorata di tutta l’umanità:
mai più la guerra, avventura senza ritorno,
mai più la guerra, spirale di lutti e di violenza;
fai cessare la guerra in Terra Santa, in Ucraina e in tutto il mondo,
minaccia per le tue creature, in cielo, in terra ed in mare.

In comunione con Maria, la Madre di Gesù, ancora ti supplichiamo:
parla ai cuori dei responsabili delle sorti dei popoli,
ferma la logica della ritorsione e della vendetta,
suggerisci con il tuo Spirito soluzioni nuove,
gesti generosi ed onorevoli, spazi di dialogo e di paziente attesa
più fecondi delle affrettate scadenze della guerra.

Concedi al nostro tempo giorni di pace.
Mai più la guerra.

Amen.

domenica 10 agosto 2025

L'irreale retorica statunitense sulla "Siria unificata"

Carta di Laura Canali - 2024  Limes
di Erkin Oncan

Le recenti dichiarazioni dell'inviato speciale degli Stati Uniti per la Siria, Thomas Barrack, potrebbero a prima vista sembrare il riflesso di un impegno diplomatico, ma gli sviluppi sul campo e le alleanze segrete degli Stati Uniti rivelano che questa retorica è in gran parte una manovra propagandistica.

Parlando all'Associated Press (AP), Barrack ha sottolineato che le "morti e i massacri" da entrambe le parti del conflitto nella Siria meridionale sono inaccettabili, affermando: "Credo che l'attuale governo siriano, che è un governo nuovo con pochissime risorse per affrontare i problemi emergenti, stia facendo del suo meglio".

Tuttavia, se parliamo di "integrità territoriale" nel contesto di una nuova Siria, è chiaro che la politica de facto degli Stati Uniti in Siria serve in realtà a rafforzare strutture che indeboliscono l'unità territoriale del Paese. Sul campo, gli Stati Uniti hanno stabilito un fragile equilibrio tra il nuovo governo siriano e le Forze Democratiche Siriane (SDF). Sebbene questo equilibrio possa dare l'apparenza di una stabilità localizzata nel breve termine, esso porta con sé il potenziale per aprire la strada alla frammentazione della Siria a lungo termine. Queste entità sono ideologicamente, etnicamente e politicamente in conflitto, con aspettative nettamente contrastanti per una nuova Siria.

Linee rosse nei colloqui di Damasco-SDF

Sono chiari i piani dell'amministrazione di Damasco di integrare le SDF nel Nuovo Esercito Siriano, smantellarne la struttura autonoma e trasferire il controllo delle risorse del nord-est (petrolio, confini, istituti scolastici) allo Stato siriano.

Nel frattempo, le SDF, pur continuando i contatti con la nuova amministrazione siriana, mantengono una serie di “linee rosse”: preservare l’amministrazione autonoma, integrare le proprie forze nell’esercito indipendentemente dal comando centrale, ricevere una quota di risorse e mantenere il controllo sui confini.

In questo scenario, gli Stati Uniti, una potenza che nel tempo ha fornito ampio sostegno militare e politico a entrambe le parti, sembrano tentare di “nascondere” questo processo profondamente incerto con dichiarazioni diplomatiche e messaggi di buona volontà.

La strategia di Israele per procura

Israele, che è di fatto "entrato" nell'arena siriana attraverso gli scontri di Suwayda, probabilmente considera le critiche espresse dall'inviato speciale del suo più grande alleato come una mera formalità. La strategia principale di Israele in questo caso è quella di separare la Siria meridionale da Damasco e creare nuove zone di controllo tramite forze per procura, con il pretesto della sicurezza dei confini.

In altre parole, mentre si enfatizza retoricamente una "Siria unificata", ciò che si sta costruendo sul campo è una realtà multistrutturale sempre più radicata. Un possibile accordo tra le SDF e HTS (Hay'at Tahrir al-Sham), ad esempio, non riguarda solo due gruppi armati seduti al tavolo dei negoziati; racchiude in sé gli interessi contrastanti di attori regionali e globali.

I negoziati tra SDF e HTS non coinvolgono solo questi due attori; il resto include l'intervento di Stati Uniti, Israele e Turchia. La Turchia, partendo dal presupposto che questi negoziati procederanno parallelamente al processo di disarmo del PKK, cerca di assicurarsi la sua "quota" nella governance della nuova Siria.

Le SDF, che hanno ricevuto il più ampio sostegno dagli Stati Uniti durante l'era Trump, sono consapevoli che un simile sostegno militare e politico diretto potrebbe non continuare sotto la guida dei Democratici. Inoltre, le priorità regionali di Washington sono cambiate. Pertanto, le SDF si stanno impegnando per garantire una posizione equilibrata ma forte contro HTS, con l'obiettivo primario di garantirne la continua esistenza. Tra le affermazioni riportate dai media israeliani e regionali, si legge che il gruppo ha intrattenuto una serie di incontri non solo con gli Stati Uniti, ma anche con Israele.

Israele, da parte sua, è determinato a sfruttare al massimo il "vuoto di potere" che si sta creando nella nuova Siria. Ciò che è iniziato sotto le mentite spoglie della sicurezza dei confini si è ora fuso con la politica espansionistica strutturale di Israele. Se Israele decidesse di "accelerare" le sue operazioni in Siria, è ben consapevole che Damasco potrebbe non essere in grado di opporre una seria resistenza.

Il governo di Damasco non è all'altezza?

Il nuovo governo guidato da Shara non è finora riuscito a dimostrare la capacità di ricoprire il ruolo di "nuova leadership". Deve affrontare una crisi di governance, massacri etnici che hanno suscitato la condanna internazionale, continui scontri con Israele e gravi problemi economici.

Pertanto, il governo di Damasco si trova costretto a “trovare una via di mezzo” con le SDF, gli Stati Uniti e persino Israele per consolidare il suo potere.

All’interno di questa equazione, la percezione dell’Iran come “minaccia primaria” a livello regionale offre indizi significativi sul futuro delle attuali lotte di potere.

La “minaccia iraniana” determinerà l’equilibrio

Nonostante il duro colpo subito con la caduta del regime di Assad, l'Iran rimane uno degli attori più forti nella regione. Il potenziale delle SDF di fungere da "forza di bilanciamento indipendente" contro l'Iran si allinea perfettamente con gli interessi dell'asse Tel Aviv-Washington. Pertanto, nei negoziati tra le SDF e Damasco, lo scenario in cui le richieste delle SDF acquisiscono peso e il potere del governo centrale viene ridotto è altamente probabile.

Nonostante gli appelli diplomatici degli Stati Uniti all'"unità", l'autonomia di fatto delle SDF, la sua capacità di proseguire i negoziati con Damasco grazie agli attuali equilibri di potere e la strategia di posizionamento anti-Iran di Stati Uniti e Israele ostacolano una reale unificazione della Siria. Nelle circostanze attuali, è pressoché impossibile per il nuovo governo siriano sotto la guida di Shara evolversi in una struttura stabile e funzionante. Le continue crisi militari, politiche ed economiche, unite alla strategia generale del "principale pericolo è l'Iran", rendono necessario il mantenimento dell'attuale struttura frammentata.

In conclusione, la retorica di Washington su una "Siria unificata" è in gran parte propagandistica se considerata alla luce della complessa rete di interessi e alleanze segrete sul campo. Con gli Stati Uniti e Israele che cercano di espandere il fronte anti-iraniano, lo scenario in cui le SDF continuano a svolgere un ruolo importante al di fuori del quadro del governo centrale rimane l'esito più probabile.

 FONTE: https://strategic-culture.su/news/2025/08/07/how-real-us-rhetoric-unified-syria/

                         E INFATTI....  

STENDARDO DELLE SDF- FORZE DEMOCRATICHE SIRIANE

La Siria si ritira dai colloqui di Parigi con i curdi

9 AGOSTO 2025

di Israa Farhan


Il governo siriano ha annunciato che non prenderà parte ad ulteriori negoziati con le Forze democratiche siriane (SDF), compresi i prossimi incontri a Parigi, in seguito a un'importante conferenza ospitata dall'Amministrazione autonoma a guida curda nel nord-est della Siria.

Damasco ha descritto l'incontro come un duro colpo per gli sforzi di dialogo in corso. La conferenza, tenutasi venerdì nella città di Hasakah, ha visto i discorsi in collegamento video dello sceicco Hikmat al-Hijri, un importante leader spirituale druso della città di Sweida, e dello sceicco Ghazal al-Ghazal, capo del Consiglio islamico alawita della Siria.

Nella dichiarazione conclusiva, l'incontro ha chiesto una conferenza nazionale siriana completa che riunisca un'ampia gamma di forze nazionali e democratiche.

In una dichiarazione diffusa dall'agenzia di stampa statale Syrian Arab News Agency (SANA), il governo ha affermato che l'evento, che ha riunito personalità curde insieme a rappresentanti delle minoranze alawita e drusa, ha minato il processo di dialogo.

Damasco ha sottolineato che non parteciperà a nessun incontro programmato a Parigi e che si rifiuterà di negoziare con qualsiasi parte che ritenga stia tentando di far rivivere quella che ha definito "l'era del vecchio regime" con qualsiasi pretesto.

Il governo siriano ha condannato fermamente l'accoglienza di quelle che ha definito figure separatiste coinvolte in azioni ostili, definendo l'iniziativa una chiara violazione dell'accordo del 10 marzo. Ha ritenuto le SDF e la loro leadership pienamente responsabili delle conseguenze di tale comportamento.