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venerdì 31 marzo 2017

Incontri nella Siria dei 6 anni di guerra: (4) I cristiani si interrogano -2°parte


     2° parte, leggi la prima parte qui 

A Damasco oggi è un giorno flagellato da orribili attentati, vengo accolta perciò in un quartiere periferico da una meravigliosa famiglia cristiana nella quale faccio l'esperienza dell'accoglienza affabile dei siriani verso una persona sconosciuta abbracciata come un'ospite di onore.
 Ho così l'occasione di incontrare un gruppo di ferventi cristiani, coinvolti in un'esperienza di adesione personale e radicale alla fede dalla paternità intelligente del Padre dott. Chihade Abboud (abuna Chihade) che prima era il loro parroco e che ora in un diverso servizio sostiene e sorregge altri giovani cogliendone e valorizzandone i desideri, le idee, le speranze, i meriti.
 Hussam fa di mestiere il parrucchiere e mi racconta la sua straordinaria esperienza di conversione, grazie ad un miracolo ricevuto: “Il 25 settembre 2009 ero nel mio negozio quando ho avuto un infarto, il mio amico Issa mi ha praticato il massaggio cardiaco, quando sono arrivato l'ospedale il mio cuore era già fermo da 20 minuti ma con lunga stimolazione cardiaca ha ripreso. Mentre ero in coma ho visto la Santissima Madre di Dio e tre persone dalla brutta faccia, io chiamavo la Madonna e lei li ha cacciati, mi ha preso per mano e io mi sono visto nella vita. Da quel momento ho percepito che la mia vocazione era essere strumento di Dio per diffondere la Sua parola, io non so parlare, quello che dico è opera Sua. I miei genitori erano morti e da allora Maria e Gesù sono mia madre e mio padre. Nel tempo trascorso in ospedale, i medici dicevano che se anche fossi sopravvissuto avrei avuto delle gravissime menomazioni. Io non sapevo né leggere né scrivere e invece ho imparato a leggere dal Vangelo fidandomi di quello che dice 'chiedete prima il regno dei Cieli e tutto il resto vi sarà dato in sovrabbondanza, parlerete ma sarà lo Spirito Santo che parla in voi'. Prima ero un bestemmiatore, adesso nessuno davanti a me può dire una  parolaccia. Come dice San Paolo, l'amore può spostare anche le montagne, Ed io sento che quello che dice San Paolo 'guai a noi se non evangelizziamo' è diventata la mia missione”.
 Ogni giorno Hussam nel suo negozio ha un canale cristiano sintonizzato sul televisore e a tutti parla di Dio, il suo amico Issa ugualmente, quando non ha lavoro trascorre il tempo tra i clienti del negozio, sia cristiani che di altre religioni. 
Anche Rami nel suo lavoro di artigiano, continua a rapportarsi con quelli che incontra sentendo come prima missione la testimonianza dell'amore cristiano; insieme fanno i sacrestani della chiesa del villaggio.
Hussam non ha alcun timore di parlare del Vangelo a tutti, non nega a nessuno una copia dal Vangelo perchè sia un nutrimento spirituale per tutti; queste persone poi continuano frequentare il negozio per sentirlo e dialogare con lui.
  Issa per motivi di lavoro è andato in Libano per cinque anni: “Quando lavoravo in Libano, io ero l'unico cristiano del gruppo, all'inizio nessuno voleva stare con me e quando veniva l'ora di pranzo si radunavano tra di loro e io restavo sempre in un angolo da solo. Ma poco a poco, vedendo come mi comportavo hanno cominciato a chiedermi ' parlaci di Cristo' ed io rispondevo 'amatevi gli uni gli altri e capirete veramente Cristo, basta avere amore, questo serve di più che non raccontarvi quello che Lui ha fatto, avere amore è l'unico insegnamento'.  Quelle persone avevano una mentalità uguale a quella degli estremisti, anche se non uccidevano... Alla fine diversi di loro vedendo come io li trattavo lasciavano il gruppo e venivano a mangiare con me. Era successo che loro avevano fatto alcuni errori nel lavoro e io assumevo la responsabilità per quegli errori, che non avevo fatto io, al posto loro prendevo la colpa su di me e loro si domandavano il perché, e io rispondevo 'Cristo ha portato su di sé i nostri peccati e io allora non posso prendere su di me un errore che avete fatto nel lavoro? Sono semplicemente un alunno del mio Maestro'. Un giorno sono riuscito a portare uno di loro nella chiesa e gli ho fatto vedere come  loro pregano solo per la propria grande nazione e invece noi preghiamo per tutti, anche per quelli che ci odiano”.
  “Per dialogare con i musulmani è importante sapere che cosa dice il loro Corano e la loro sharia” dice Hussam. “Un giorno è venuto nella nostra chiesa un gruppo di musulmani per fare gli auguri di Pasqua, dalla scuola del gran mufti, e con loro anche quattro donne dottori nella sharia a cui ho fatto visitare la chiesa e che ancora oggi vogliono approfondire il discorso della nostra fede: guai a un cristiano che si glorifica non nella croce di Cristo, questa è la nostra sola gloria! Issa stava seduto con il grande imam e sentiva nell'altra stanza Hussam che annunciava alle donne apertamente Cristo ed era impressionato dalla forza della sua testimonianza, e dalla sfida che rivolgeva loro soprattutto rispetto a come viene considerata la donna nel Corano mentre noi cristiani sappiamo che la donna non sta né sotto nè sopra ma sta a fianco dell'uomo, come ci mostra il racconto biblico della creazione della donna presa dalla costola dell'uomo”.
  Issa è costruttore e si è specializzato nel cantieri che edificano chiese: “Una volta stavo sistemando la croce in cima alla cupola della chiesa, alta 30 m. La croce di ferro era molto pesante, ci volevano due persone ma io l'ho portata sulle spalle, stavo arrivando sulla cima e mi sono accorto che stavo per cadere, ma qualcuno mi ha preso da dietro e mi ha dato l'appoggio. Pensavo che fosse il mio compagno, dietro di me, quindi ho finito di mettere la croce e appena terminato di fissarla ho guardato dietro e mi sono accorto che non c'era nessuno, però per tutto il tempo in cui saldavo la croce io ho avvertito una mano che mi sosteneva con forza. Da allora in poi ho dedicato tutte le mie energie alla costruzione di chiese”.
  Rami è un orefice e con i due amici formano un gruppo di preghiera che ha un'intensità percepibile e continua ad attrarre per la sua forza di convinzione tanta gente, nonostante adesso il loro ex-parroco, così importante nell'aver destato e sorretto la loro convinzione, non sia più con loro.

Rispetto alla crisi che sta vivendo la Siria, essi vedono in qualche modo un disegno della Provvidenza, proprio attraverso la grande fuga dei giovani verso l'Europa e altri paesi: sono convinti che sia la nuova via dell'evangelizzazione e di una vita di fede rinnovata proprio per i paesi in cui i siriani cristiani andranno a vivere. Un amico emigrato in Olanda ha raccontato in che modo il suo gruppo frequenta là tutte le domeniche la chiesa e la gente del posto ne è così colpita che si è unita a loro per ritornare a frequentare la chiesa con nuovo fervore. “Forse tutto questo è stato permesso proprio perché noi cristiani di Oriente veniamo ad evangelizzare voi in Occidente. L'unica cosa che ho chiesto a mio figlio di prendere con sé, adesso che sta per partire per il Canada, è la Bibbia".
 “Siate forti nella fede, è di questo che hanno bisogno i fedeli dell'islam che giungono da voi”.
  E quando chiedo loro se ritengono che i cristiani della Siria sono così forti nella fede da essere disposti a sacrificare la vita per restare fedeli a Cristo, tutti i presenti, senza eccezione, grandi e bambini, mi rispondono: “ Io sono pronto, solo Cristo è la vita. Dobbiamo pregare certamente perché solo la forza della fede ci sostenga nel non rinnegare Cristo e non mi sia permessa la tentazione e che io abbia il coraggio di dire 'rinnovo la mia fede in Cristo'.  Il nostro Dio è un padre di famiglia che ha tanti figli: potrebbe mai ordinare a uno dei suoi figli di uccidere l'altro? È illogico! Dio non può ordinare qualcosa di male, per questo è compito di ogni uomo la capacità di discernere se veramente viene da Dio l'ordine di uccidere l'altro, di non rispettare la dignità dell' uomo e soprattutto la donna!. Il vero pericolo viene dal diffondersi nel mondo della mentalità degli estremisti, tra i musulmani della mentalità di Daesh, che sta pervadendo l'Islam. L'Islam è una  evoluzione della legge giudaica. Alcuni poteri mondiali vorrebbero renderci persone insignificanti, senza forza, e disunite. È un progetto di male che sarà sconfitto solo quando noi cristiani saremo uniti. Nel nostro quartiere a maggioranza cristiano c'è un settore musulmano, un giorno circa trecento di loro hanno organizzato una incursione per prendere le donne e uccidere gli uomini, stavano per entrare quando quel giorno è caduta una grandine fortissima e lì abbiamo sperimentato la forza e la protezione di Dio nella nostra debolezza. E come è vera quella parola del Signore 'non abbiate paura, Io sono come voi sino alla fine dei tempi'”.
  Continua Hussam: “Noi siamo sei fratelli, un pomeriggio alle 4:30 arriva la notizia che un mio fratello è stato rapito, sono entrato io nel quartiere dei rapitori e ho cominciato a gridare che dovevano lasciarlo libero entro sera perché tutti noi sei fratelli eravamo disposti a morire  insieme: bene, alle 10 di sera mio fratello era libero”.
Daesh è uno dei gruppi di estremisti a cui sono state inculcate queste idee promettendo piaceri, sesso e guadagni, facendo come il cancro che si insinua nel corpo dell'uomo dal punto più debole e da lì si diffonde. Perché quei potenti del mondo  non hanno scelto i cristiani per farli diventare Daesh? Questi gruppi non sono nati oggi, ma 10-15 anni fa, li preparavano e rifornivano, e adesso gli hanno chiesto di alzarsi e li fanno spostare da un paese all'altro e inculcano loro l'idea che i cristiani sono ricchi e bisogna prendere le loro case, donne, beni”.

Gli amici mi raccontano una specie di allegoria per spiegarmi che purtroppo la guerra non ha unito i cristiani e non ha creato una vera solidarietà per difendersi gli uni gli altri: di fronte alla trappola ognuno ha cercato di scansarla singolarmente, e in questo ognuno ci ha rimesso, perché la trappola era per tutti non per uno singolo. “Solo adesso stiamo imparando che dobbiamo essere uniti per combattere insieme contro questa trappola. Siamo infinitamente grati ai nostri “abuna” che ci accompagnano in questo cammino retto di fede”.
  Ma quando alla fine domando: “c'è un futuro per i cristiani in Siria?”, scuotono il capo e citano il Vangelo: “Oggi siamo certi solo di una cosa: noi siamo pellegrini sulla terra, la nostra abitazione è nel cielo e l'unica roccia su cui costruire la nostra casa è Cristo”.

 Fiorenza