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venerdì 25 luglio 2014

Davanti a così tante atrocità non si può restare passivi


BAGHDAD, 25 luglio

 Dal 28 luglio all’1 agosto una delegazione in rappresentanza della Chiesa cattolica in Francia composta dal cardinale Philippe Barbarin, arcivescovo di Lione, da monsignor Michel Dubost vescovo di Evry-Corbeil-Essonnes e da monsignor Pascal Gollnisch si recherà in Iraq ospiti del patriarca di Babilonia dei Caldei, monsignor Louis Raphaël Sako I, per constatare di persona la drammatica situazione delle minoranze cristiane ed esprimere loro solidarietà e vicinanza. I cristiani di Mosul — si legge in un comunicato della Conferenza episcopale francese a firma del portavoce, monsignor Bernard Podvin — sono «nella loro terra, nella culla del cristianesimo. 

Sono i nostri fratelli maggiori nella fede. Come si può sottometterli al terrore e al ricatto al solo scopo di farli fuggire? “Eccoli spogliati di tutto”, ha detto indignato il Papa. 

I cattolici in Francia non possono rimanere passivi. La comunità internazionale deve preservare con urgenza la pace e la sicurezza di queste popolazioni che le autorità locali non sono in grado di proteggere. Non dimentichiamoci i cristiani dell’Iraq! 
Come ha detto l’arcivescovo di Marsiglia, monsignor Georges Pontier, “loro sono lì da sempre, nei luoghi molto importanti della storia biblica e della cristianità. La loro emigrazione è drammatica. Abbiamo nei loro confronti un dovere di preghiera e solidarietà”».
 La delegazione, che si recherà in Iraq, ha come obiettivo quello di spiegare all’opinione pubblica che la lotta contro l’indifferenza deve essere permanente. Per questo pregherà a fianco delle comunità minacciate. I presuli saranno accompagnati da alcuni giornalisti per far sì che l’opinione pubblica prenda coscienza di quello che sta avvenendo. 
«Preghiamo — prosegue il comunicato — affinché questa delegazione porti un po’ di conforto e luce ai nostri fratelli in Oriente». In Francia, nei prossimi giorni, incoraggiati dai vescovi locali, si svolgeranno in tutte le diocesi incontri di preghiera e giornate di digiuno. Saranno inoltre promosse raccolte di fondi da destinare alle popolazioni irachene. 
Intanto, monsignor Basile Georges Casmoussa, arcivescovo emerito di Mossul dei Siri, nel definire il comportamento dello Stato islamico (Is) una «una persecuzione diretta ed esplicita» ha invocato l’aiuto della comunità internazionale, dell’Onu, degli Stati arabo-musulmani, del Congresso islamico mondiale, «affinché agiscano per evitare una vera minaccia per la civiltà umana e perché assumano le loro responsabilità riguardo alle minoranze religiose ed etniche in Iraq, con riferimento in modo particolare ai cristiani che sono minacciati di sterminio o destinati ad andarsene». 
Secondo il presule questa operazione brutale e violenta dei jihadisti islamici è fonte di inquietudini crescenti, ma stenta a essere condannata e sanzionata dalla comunità internazionale o dai movimenti musulmani moderati.
© Osservatore Romano - 26 luglio 2014

http://www.orientecristiano.it/notizie/medio-oriente/davanti-a-cosi-tante-atrocita-non-si-puo-restare-passivi.html



Patriarca di Baghdad: Il cuore "sanguina" per gli innocenti in lraq, Siria e Gaza. Ed è "triste" per la timidezza del mondo civilizzato

Mar Louis Sako invia un messaggio al card. Barbarin, in occasione della marcia di solidarietà con i cristiani dell'Iraq, che si tiene oggi a Lione. "Non ci dimenticate!".


A Sua Eminenza il card. Philippe Barbarin Arcivescovo di Lione  
Eminenza, caro Padre, 
pensando oggi alla situazione in Iraq, Siria e Gaza-Palestina, il mio cuore sanguina per gli innocenti che muoiono o che sono scacciati dalle loro case; e sono triste per la timidezza del mondo civilizzato verso di noi. 
Caro Padre, il vostro coraggio, la preghiera e la prossimità di coloro che sono attorno a voi in questa marcia di solidarietà, mantiene in noi la fiducia e la forza di sperare. 
Il cristianesimo d'Oriente non deve scomparire. La sua sparizione è un peccato mortale e una grande perdita per la Chiesa e l'umanità intera. Esso deve sopravvivere o meglio vivere in libertà e dignità. 
In questa tormenta, vogliate accettare voi e coloro che sono con voi l'espressione di tutta la mia gratitudine. 
Non ci dimenticate!  
Louis Raphael Sako Patriarca di Babilonia dei Caldei 
Baghdad, 24 luglio 2014

http://www.asianews.it/notizie-it/Patriarca-di-Baghdad:-Il-cuore-sanguina-per-gli-innocenti-in-lraq,-Siria-e-Gaza.-Ed-%C3%A8-triste-per-la-timidezza-del-mondo-civilizzato-31732.html

La voce della ragione sommersa dal fragore delle armi



Traduzione italiana dell’intervento pronunciato il 23 luglio dall’arcivescovo Silvano M. Tomasi, osservatore permanente della Santa Sede presso l’Ufficio delle Nazioni Unite e Istituzioni specializzate a Ginevra, durante la 21ª sessione speciale del Consiglio per i Diritti umani dedicata alla situazione dei diritti umani nel territori occupati palestinesi, compresa Gerusalemme est.

Signor Presidente,
mentre continua a crescere il numero di persone uccise, ferite, sradicate dalle proprie case nel conflitto tra Israele e alcuni gruppi palestinesi, particolarmente nella Striscia di Gaza, la voce della ragione sembra venire sommersa dal fragore delle armi.
La violenza non porterà a nulla, né ora né in futuro. Le ingiustizie perpetrate e la violazione dei diritti umani, in special modo il diritto alla vita e a vivere in pace e sicurezza, gettano nuovi semi di odio e risentimento. Si sta consolidando una cultura della violenza, i cui frutti sono la distruzione e la morte. A lungo andare, non potranno esserci vincitori nell’attuale tragedia, soltanto ulteriori sofferenze. La maggior parte delle vittime è costituita da civili che, per la legge umanitaria internazionale, dovrebbero essere protetti. 
Le Nazioni Unite stimano che circa il settanta per cento dei palestinesi uccisi è costituito da civili innocenti. Ciò è intollerabile quanto i missili lanciati indiscriminatamente contro bersagli civili in Israele. Le coscienze sono paralizzate da un clima di prolungata violenza che cerca di imporre una soluzione attraverso l’annientamento dell’altro. 
Demonizzare gli altri, però, non elimina i loro diritti. Al contrario, la via verso il futuro risiede nel riconoscere la nostra umanità comune. 
Durante il suo pellegrinaggio in Terra Santa, Papa Francesco ha chiesto che si ponga fine alla presente, inaccettabile, situazione del conflitto israelo-palestinese (Discorso di Papa Francesco a Betlemme, 25 maggio 2014). «Per il bene di tutti», ha affermato, «si raddoppino dunque gli sforzi e le iniziative volte a creare le condizioni di una pace stabile, basata sulla giustizia, sul riconoscimento dei diritti di ciascuno e sulla reciproca sicurezza. È giunto il momento per tutti di avere il coraggio della generosità e della creatività al servizio del bene, il coraggio della pace, che poggia sul riconoscimento da parte di tutti del diritto di due Stati a esistere e a godere di pace e sicurezza entro confini internazionalmente riconosciuti» (Ibid).
 La legittima aspirazione alla sicurezza, da una parte, e a condizioni di vita decenti, dall’altra, con libero accesso a mezzi di sussistenza quali medicinali, acqua e lavoro, per esempio, riflette un diritto umano fondamentale, senza il quale è molto difficile conservare la pace.
 Il peggioramento della situazione a Gaza ci ricorda di continuo quanto sia necessario arrivare a un cessate il fuoco immediato e dare inizio a negoziati per una pace duratura. «La pace porterà con sé innumerevoli benefici per i popoli di questa regione e per il mondo intero», ha aggiunto Papa Francesco. «Occorre dunque incamminarsi risolutamente verso di essa, anche rinunciando ognuno a qualche cosa».
 Spetta alla comunità internazionale intraprendere con zelo la ricerca della pace e aiutare le parti di questo orribile conflitto a raggiungere un accordo al fine di porre fine alla violenza e di guardare al futuro con reciproca fiducia. 

Signor Presidente, la Delegazione della Santa Sede reitera il suo punto di vista che la violenza non paga mai. La violenza porterà soltanto altre sofferenze, devastazione e morte, e impedirà che la pace divenga realtà. La strategia di violenza può essere contagiosa e diventare incontrollabile. 
Per combattere la violenza e le sue conseguenze dannose dobbiamo evitare di abituarci alle uccisioni. In un momento in cui la brutalità è pratica comune e le violazioni dei diritti umani sono onnipresenti, non dobbiamo diventare indifferenti ma reagire in modo concreto per ridurre il conflitto che riguarda tutti noi. I media dovrebbero riportare in maniera giusta e priva di pregiudizi la tragedia di tutti coloro che soffrono a causa del conflitto, al fine di facilitare lo sviluppo di un dialogo imparziale che riconosca i diritti di tutti, rispetti le giuste preoccupazioni della comunità internazionale e tragga beneficio dalla solidarietà della comunità internazionale nel sostenere uno sforzo serio per ottenere la pace. 
Con un occhio al futuro, il circolo vizioso di ritorsioni e rappresaglie deve cessare. Con la violenza, uomini e donne continueranno a vivere da avversari o da nemici, ma con la pace potranno vivere da fratelli e sorelle (Papa Francesco, Giardini Vaticani, 8 giugno 2014).

© Osservatore Romano - 25 luglio 2014