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venerdì 30 agosto 2013

Sull'orlo della terza guerra mondiale. La nostra rassegna stampa.


Caro direttore
le notizie di terribili violenze provenienti dalla Siria, controverse nella loro dinamica e nella attribuzione, segnalano ancora una volta la drammatica urgenza di una soluzione politica. Le morti si sommano alle morti in una spirale devastante. L’amore per la vita e il desiderio di convivenza fondata sulla riconciliazione ( Mussalaha) spingono a insistere sulla forza politica della nonviolenza. L’incontro di Amman deve preparare le condizioni per un intervento autorevole e determinato delle Nazioni Unite, libero da logiche delle potenze interessate all’intervento militare, volto al cessate il fuoco e all’avvio della Conferenza di pace (Ginevra 2), il cui ritardo sta aggravando una situazione già pesantissima.
Ogni forma di intervento armato a sostegno dell’uno o dell’altro schieramento porterebbe alla catastrofe totale, renderebbe esplosiva un’ampia area euro–asiatica già instabile fino a rischi di una guerra (strisciante o molecolare) di portata mondiale. Non si può accettare che la soluzione di un conflitto avvenga con imprese armate che lo alimenterebbero e lo aggraverebbero in una spirale senza fine. Come ripete spesso papa Francesco, la strada da seguire non è l’intensificazione militare del conflitto armato, ma la «riconciliazione nella verità e nella giustizia» che può trovare attuazione nella progettata Conferenza di pace di Ginevra.
Occorre attuare una svolta politica nonviolenta. La nonviolenza è realistica. Non è mai un lasciar fare, tanto meno un lasciar uccidere, ma la pienezza di una politica attiva, determinata e costante. In Siria, come altrove, è mancata una politica di pace con mezzi di pace. Finora hanno parlato le armi, ma la contrapposizione armata si è rivelata suicida per i siriani e devastante per tutto il Medio Oriente e il Mediterraneo. Oggi è proprio l’ora di una soluzione politica robusta e articolata. Tra gli strumenti (non armati) di diritto internazionale rivolto alla «responsabilità di proteggere» i deboli è possibile indicare: il cessate il fuoco, un forte aiuto umanitario rivolto soprattutto ai bambini, il blocco del mercato delle armi, la salvaguardia dei diritti della persona, il rilascio dei prigionieri politici o dei sequestrati, la cooperazione economica, l’avvio di negoziati coinvolgenti le forze siriane (come il movimento Mussalaha) da tempo impegnate in iniziative politiche alternative sia al conflitto armato che a un intervento militare esterno.
Il nostro governo deve svolgere la sua parte sollecitando i negoziati che valorizzino gli esponenti della nonviolenza siriana.
      e il commento di Avvenire
Condivido l’orrore e la speranza che lei esprime, caro amico. Interamente. Conosco esperienze straordinarie di negoziati di pace e di riconciliazione condotti fuori dalle sedi consuete e coronati dal successo. Ma non conosco un “cessate il fuoco”, uno solo, che negli ultimi decenni su un fronte ferocemente in movimento si sia realizzato senza l’ausilio di una forza d’interposizione (tra i belligeranti) e di controllo (su di essi) promossa dalle Nazioni Unite e accettata (per amore o per forza) da tutte le parti in causa.
Con Papa Francesco, anch’io non mi rassegno all’idea che l’alternativa sia solo tra guerra e paralisi, e constato amaramente che sino a oggi, in Siria, abbiamo avuto l’una e l’altra: guerra stragista tra il regime di Assad e i suoi oppositori egemonizzati dalle formazioni jihadiste (e anti–cristiane), paralisi a livello di iniziative internazionali orientate ad avviare il dialogo e ristabilire la pace. Gli attori e i fattori del conflitto in sede regionale e su scala più ampia sono diversi e ben riconoscibili. E ben individuate sono anche le forze che alimentano la deriva fondamentalista nell’area. Ma è evidente che, ancora una volta, particolarmente serie risultano le miopie e le responsabilità di quelle potenze occidentali – Stati Uniti, Gran Bretagna e Francia in prima linea – che hanno puntato a cavalcare la tigre della “ribellione” anti–baathista e che oggi sono più che mai tentate dall’azione militare diretta. Responsabilità e miopie pari a quelle delle altre due potenze armate di diritto di “veto” – Russia e Cina – che a loro volta pensano soprattutto alle proprie aree di influenza e tolgono sistematicamente incisività all’azione dell’Onu.
L’unico segno di speranza è la povera, fragile eppure meravigliosamente tenace spinta delle donne e degli uomini siriani di Mussalaha, un’esperienza non solo una proposta che, nel pieno della guerra, contraddicendola, è animata “dal basso” da nostri fratelli e sorelle di fede ma che coinvolge anche personalità di altre minoranze religiose e della maggioranza islamica. È una traccia viva e preziosa. Che indica un cammino non facile né scontato. Il rebus siriano resta infatti apparentemente insolubile, come annotava domenica sulle nostre pagine, Andrea Lavazza. E tale resterà, evolvendo in una guerra ancora peggiore, se non si “costringerà” (e ci si può riuscire, senza bombardamenti missilistici e aerei) il governo di Damasco ad aprire un negoziato degno di questo nome sul futuro del Paese.
Ora che nuovi strazianti culmini di atrocità sono stati toccati, i potenti del mondo ascoltino l’appello di Papa Francesco. E così i «fratelli» siriani. Se poi questa nostra Italia in tutt’altre (e non tutte essenziali) faccende affancendata sapesse esprimere un ruolo positivo e propositivo e non solo “scudiero” sarebbe una gran bella svolta...(mt)


Sergio Paronetto - Vicepresidente di Pax Christi Italia

http://www.avvenire.it/Commenti/Pagine/Siria%20la%20soluzione%20%20non%20violenta%20%20LOnu%20deve%20averne%20la%20forza.aspx



Intervento in Siria, pura follia

La Bussola Quotidiana di Riccardo Cascioli  27-08-2013


Mentre in Italia tutta l’attenzione politica è concentrata sulla “salvezza” o meno di Silvio Berlusconi, in Medio Oriente sta succedendo qualcosa di grave che meriterebbe invece tutta la nostra attenzione. Gli Stati Uniti, seguiti a ruota da Gran Bretagna e Francia sono decisi a un intervento militare contro la Siria, forse già nelle prossime 48 ore a dare retta a fonti giornalistiche britanniche. Scopi e dimensioni dell’intervento sono ancora da definire, ma la volontà di attaccare è chiara, come spiegava ieri il nostro Gianandrea Gaiani. Così come è chiaro che il presunto uso delle armi chimiche da parte del regime di Assad sia il classico pretesto per giustificare un’azione già decisa.

L’attacco con armi chimiche, che ha provocato centinaia di morti lo scorso 20 agosto nella periferia di Damasco, ha una matrice ancora incerta ma Usa ed Europa hanno comunque deciso che il responsabile è Assad, che quindi merita la punizione. Peraltro si levano voci che considerano il regime di Assad comunque responsabile anche se non fosse il diretto mandante di tali stragi.

Per capire questa posizione, bisogna citare ad esempio quanto chiaramente espresso dal missionario gesuita padre Paolo Dall’Oglio lo scorso 19 luglio. Spiace doverlo citare proprio in questo momento in cui di lui non si sa più nulla e si teme per la sua vita, però quelle sue parole sono molto significative. Dopo aver dato tutti i peggiori giudizi possibili sul regime di Damasco ed essersela presa con i cristiani che preferivano stare con Assad piuttosto che alla mercé dei fondamentalisti, a proposito di armi chimiche afferma: “Ma guardiamo alla cosa dal punto di vista etico della rivoluzione siriana. Ammettiamo per un istante che ci fossimo appropriati di armi chimiche sottratte agli arsenali di regime conquistati eroicamente. Immaginiamo di avere la capacità di usarle contro le forze armate del regime per risolvere il conflitto a nostro favore e salvare il nostro popolo da morte certa. Cosa ci sarebbe d'immorale? Tutte le armi possibili sono usate contro di noi”. Parole che alla luce di quanto accaduto la scorsa settimana potrebbero apparire anche profetiche, ma che in ogni caso esprimono una posizione “morale” assolutamente inaccettabile.

In ogni caso qualsiasi sia la verità sull’uso delle armi chimiche, un intervento militare internazionale in Siria è pura follia. C’è già alle spalle il clamoroso errore della guerra al leader libico Gheddafi (eliminato il leader, la Libia è tuttora nel caos e con l’ascesa dei gruppi jihadisti), che pure dovrebbe insegnare qualcosa. Ci sono poi forti tensioni in tutti i paesi della “primavera araba”, Egitto in testa, grazie alla crescente influenza delle formazioni jihadiste. Inoltre nella vicenda siriana ci sono coinvolte tante potenze, regionali (Qatar, Iran, Turchia, Arabia Saudita) e mondiali (Russia e Cina oltre a Usa ed Europa). Da ultimo si deve fare i conti con una netta superiorità delle milizie jihadiste all’interno delle forze che si oppongono ad Assad. Tutti motivi che fanno ritenere assolutamente imprevedibile l’esito di un intervento militare occidentale. Sicuramente l’esperienza, anche recente, dimostra che la guerra non risolve i problemi, anzi ne crea di altri, e in Siria questo varrà ancora di più.

Lo scenario più probabile vede comunque un ulteriore rafforzamento della presenza fondamentalista islamica, cosa che da sola dovrebbe sconsigliare ai paesi europei un coinvolgimento. Invece anche il nostro governo ieri sera, al termine di un vertice cui hanno partecipato il presidente del Consiglio Enrico Letta, il vice premier Angiolino Alfano, il ministro degli Esteri Emma Bonino e il ministro della Difesa Mario Mauro, ha deciso di accodarsi a Usa e compagnia con la “condanna totale dell’atteggiamento del regime” di Damasco, e con la valutazione che “si è oltrepassato il punto di non ritorno”. La strada, dice un comunicato di Palazzo Chigi, è quella di “una soluzione in ambito multilaterale”, una espressione piuttosto vaga ma che apre le porte al sostegno fattivo del nostro governo all’operazione militare, magari bissando ciò che accadde per l’intervento in Libia, ma dimenticando ancora una volta il nostro interesse nazionale per il quale un Medio Oriente in fiamme è quanto di peggio possa esserci.

Da ultimo non bisogna dimenticare la situazione dei cristiani. Come abbiamo visto nei giorni scorsi, la cosiddetta “primavera araba” ha già prodotto un aumento di persecuzioni in diversi paesi della regione; la guerra in e contro la Siria darà un altro brutto colpo alla presenza cristiana. E questo non solo richiama l’attenzione sulla sorte dei nostri fratelli nella fede, ma anche priva il Medio Oriente dell’unica comunità in grado di dialogare con tutti e costruire ponti tra le diverse fazioni in lotta. Almeno il nostro governo dovrebbe avere come priorità la loro difesa.

http://www.lanuovabq.it/it/articoli-intervento-in-siriapura-follia-7159.htm


Il Patriarca latino di Gerusalemme invita alla prudenza

Mgr-Twal-Je-demande-a-la-France-d-avoir-un-role-plus-politique_article_mainSIRIA – Un attacco contro il regime siriano, accusato di aver utilizzato armi chimiche nella sua guerra contro i ribelli, è quasi sicuro. Questo intervento militare occidentale verrà condotto da Stati Uniti, Regno Unito e Francia. Damasco ha promesso di difendersi. Gli alleati russi e iraniani del regime di Bashar al-Assad hanno ugualmente messo in guardia contro il rischio di una destabilizzazione della regione intera, in caso di un attacco straniero in Siria. Il patriarca Latino di Gerusalemme lancia un appello alla prudenza per la stabilità di tutta la regione.

Mentre  il Patriarca sottolinea che il tono si fa sempre più acceso di fronte alla prospettiva di un intervento occidentale in Siria, egli eleva “la sua preghiera allo Spirito Santo affinché illumini i cuori di coloro che hanno tra le mani il destino delle popolazioni”. Rivolgendosi a questi leaders ricorda loro “di non dimenticare l’aspetto umano nelle loro decisioni”. Constatando che “gli Israeliani stanno facendo ressa nei centri di distribuzione di maschere a gas e gli abitanti del Medio Oriente incominciano a raccogliere viveri e riserve”, il Patriarca si interroga seriamente sui rischi di una scalata della violenza nella regione:
  • “Perché dichiarare una guerra quando gli esperti dell’ONU non hanno ancora consegnato le conclusioni definitive sulla natura chimica dell’attacco e sull’identità formale dei suoi mandatari? Si assiste qui ad una logica che ricorda la preparazione della guerra in Irak nel 2003. Non si deve ripetere quella “commedia delle armi di distruzione di massa in Irak” quando in realtà non ce ne erano. Oggi questo paese è ancora in una situazione molto critica”.
  • “Come decidere di attaccare una nazione, un Paese? Con quale autorizzazione? Certo, il Presidente americano ha il potere di lanciare solo degli attacchi aerei contro la Siria (NdR: informandone il Congresso), ma che ne è della Lega araba e del Consiglio di sicurezza dell’ONU? I nostri amici dell’Occidente e degli Stati Uniti non sono stati attaccati dalla Siria. Con quale legittimità osano attaccare un paese? Chi li ha nominati polizia della democrazia in Medio Oriente?”
  • “Chi ha pensato alle conseguenze di una tale guerra per la Siria e per i Paesi vicini? C’è bisogno di aumentare il numero dei morti oltre i 100 000?E’necessario ascoltare tutte queste anime che vivono in Siria e che gridano il loro dolore che dura da più di due anni e mezzo. Hanno pensato alle mamme, ai bambini, agli innocenti? Ed i paesi che attaccano la Siria hanno preso in considerazione il fatto che i loro cittadini in tutto il mondo, che le loro ambasciate e consolati possono essere bersaglio di attacchi ed attentati in rappresaglia?”
  • Più in generale, si sono misurate le conseguenze per la regione del Medio Oriente? Secondo gli osservatori l’attacco dovrà essere molto mirato e concentrarsi su alcuni siti strategici al fine di impedire un nuova utilizzazione delle armi chimiche. Sappiamo per esperienza che un attacco mirato avrà delle conseguenze collaterali. Ci saranno, in particolare, delle reazioni forti che potrebbero incendiare la regione”.
Per tutte queste ragioni il Patriarca Twal invita alla prudenza augurando “la pace e la sicurezza a tutta questa regione del mondo che ha già troppo sofferto”. E aggiunge: “Come cristiani di Terra Santa ricordiamo nelle nostre preghiere i siriani di cui vediamo tutte le sofferenze quando vengono a rifugiarsi nella nostra diocesi in Giordania”. Il conflitto ha già portato l’afflusso di più di 500 000 rifugiati siriani nel regno hashemita.
Christophe Lafontaine

http://it.lpj.org/2013/08/28/siria-il-patriarca-latino-di-gerusalemme-invita-alla-prudenza/


Patriarcato di Mosca: I “giustizieri internazionali” Usa sacrificano cristiani e musulmani in Siria

Ad AsiaNews il metropolita Hilarion, a capo del Dipartimento per le relazioni esterne del Patriarcato di Mosca, condanna le minacce sempre più pressanti di un intervento Nato senza mandato Onu: “Altre vittime saranno sacrificate sull’altare di un’immaginaria democrazia”.


Mosca (AsiaNews) - Mentre sembra sempre più vicino un intervento militare occidentale contro il regime di Bashar al-Assad, accusato dagli Usa di aver usato armi chimiche contro la popolazione, la Chiesa ortodossa russa esprime "forte preoccupazione" per i possibili sviluppi della crisi. "Ancora una volta, come nel caso dell'Iraq, gli Stati Uniti si comportano da giustizieri internazionali", ha denunciato il metropolita Hilarion di Volokolamsk, presidente del Dipartimento per le relazioni esterne del Patriarcato di Mosca. Parlando con AsiaNews, il rappresentante della Chiesa ortodossa russa ha criticato duramente la posizione degli Stati Uniti, che "in maniera assolutamente unilaterale, senza alcun avallo delle Nazioni Unite, vogliono decidere loro il destino di tutto un Paese con milioni di abitanti".

"Ancora una volta - ha avvertito Hilarion - migliaia di vittime saranno sacrificate sull'altare di un'immaginaria democrazia". Tra queste, secondo il metropolita, vi saranno prima di tutto "i cristiani, della cui sorte nessuno si preoccupa". Proprio loro "rischiano di diventare gli ostaggi principali della situazione e le principali vittime delle forze estremiste radicali, che con l'aiuto degli Stati Uniti andranno al potere". "La comunità internazionale - ha concluso -  deve fare di tutto per evitare che gli avvenimenti possano avere un tale sviluppo".

http://www.asianews.it/notizie-it/Patriarcato-di-Mosca:-I-%E2%80%9Cgiustizieri-internazionali%E2%80%9D-Usa-sacrificano-cristiani-e-musulmani-in-Siria-28848.html


L’intera comunità cristiana disapprova l’attacco alla Siria


Nuove voci si sono alzate nell'intero panorama cristiano contro l’eventualità di un intervento militare in Siria. Dopo le aspre critiche dei giorni scorsi da parte del patriarca di Mosca, si sono pronunciati oggi l’arcivescovo di Canterbury, Justin Welby, massima autorità della Chiesa anglicana, dopo la regina, che ha mostrato apprensione per le dichiarazioni del governo inglese a favore di un intervento armato, chiedendosi innanzitutto “siamo sicuri dei fatti sul terreno?” e quali saranno le “ramificazioni imprevedibili in tutto l’intero mondo arabo e musulmano?

   leggi sul sito Radio Vaticana 



Tutti al "grande gioco" della Siria

di Gianandrea Gaiani 29-08-2013

Quasi tutti d’accordo, arabi e occidentali, nel far fuori Bashar Assad pur nella folle consapevolezza di non avere una leadership alternativa da porre alla guida del Paese.

    leggi quihttp://www.lanuovabq.it/it/articoli-tutti-al-grande-gioco-della-siria-7172.htm


Siria, l'Italia si smarca. Per ora

di Gianandrea Gaiani 30-08-2013


”Se le Nazioni Unite non ci sono l'Italia non parteciperà“ a una eventuale azione contro la Siria, ma “il dato politico di condanna contro il regime di Assad  è molto netto”.  Il presidente del Consiglio, Enrico Letta ha delineato con queste parole la posizione di Roma nell’iniziativa militare che gli anglo-americani e i francesi minacciano di scatenare contro Damasco. Si tratta quindi di una "condanna ferma e irrevocabile dei crimini contro l'umanità che sono stati commessi in Siria" che "le evidenze che sono disponibili per adesso lasciano intendere che sono stati commessi dal regime di Assad” pur ribadendo il no dell’Italia al coinvolgimento in operazioni militari.

Ancora più netta la posizione del ministro della Difesa. Mario Mauro che ha ricordato come l'Italia è impegnata con contingenti militari “in Libano, in Libia, in Kosovo, in Afghanistan”.

  leggi qui:  http://www.lanuovabq.it/it/articoli-siria-litalia-si-smarca-per-ora-7178.htm


Syrie : Donnez une chance à la paix !


Dans une interview accordée hier (mardi 27 août) à l’Aide à l’Église en détresse, Grégoire III, patriarche d’Antioche de l’Eglise catholique melkite, a fait part de ses doutes concernant la crédibilité de certains éléments de preuve trouvés dans les principaux foyers du conflit syrien.




FIRMATE L'APPELLO
contro l'intervento armato: