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sabato 27 luglio 2013

"Coloro che hanno i mezzi di esigere dai rapitori le prove che i Vescovi rapiti sono ancora in vita, devono agire al più presto"



Essi sono stati rapiti il 22 aprile e, tre mesi dopo, non abbiamo avuto ancora nessuna notizia del Vescovo Paolo Yazigi e Mons. John Ibrahim, i due vescovi ortodossi di Aleppo. In assenza di prova della loro morte, non possiamo dire che i Vescovi sono stati uccisi dai loro rapitori.

Ma ci si può chiedere perché le autorità internazionali, che sono in contatto con i ribelli siriani non esigono da parte di costoro  prove di vita o dei segni che sono in corso trattative.
"Perchè attaccare dei Vescovi è  dimostrare che i sacerdoti e i fedeli non sono più al sicuro in Siria, e dunque si sta minacciando tutti i cristiani in questo Paese", dice Mgr Pascal Gollnisch, direttore generale  di l’Œuvre d’Orient
Si tratta secondo il padre Gollnisch di ricondurre le parti alle loro responsabilità, di fare il punto, perché "è tempo che noi sappiamo dove si trovano." ....
      leggi l'articolo completo qui: 
http://www.oeuvre-orient.fr/2013/07/24/syrie-interview-de-mgr-gollnisch-a-propos-de-lenlevement-des-deux-eveques-il-y-a-deja-3-mois/


One hundred days since the abduction of the two Archbishops Yohanna Ibrahim and Boulous Yazigi




Resta incerta la sorte dei due vescovi ortodossi rapiti ad Aleppo 

da Terrasanta.net | 26 luglio 2013 

Non ci sono ancora notizie certe sulla sorte dei due vescovi ortodossi rapiti nella città siriana di Aleppo nell’aprile scorso.
Di tanto in tanto filtrano illazioni prive di conferma. Il 23 luglio, ad esempio, il quotidiano turco Hürriyet, ha riferito del fermo e del successivo rilascio di tre persone nella provincia anatolica di Konya. Su di loro gravava il sospetto che avessero ucciso i due metropoliti di Aleppo, Boulos Yaziji (greco ortodosso) e Youhanna Ibrahim (siro ortodosso).
Il nipote di uno dei due ecclesiastici rapiti ha però smentito l’ipotesi che lo zio potesse essere stato ucciso. La voce s’era sparsa dopo la diffusione (su Internet) di un video, non datato, in cui si vedevano due cristiani (tra i quali un vescovo) uccisi brutalmente.
Fadi Hurigil, capo della Fondazione della Chiesa ortodossa di Antakya, s’è detto sicuro che in quel video non compaiono i vescovi Boulos Yaziji (che è, tra l’altro, fratello del patriarca greco ortodosso d’Antiochia) o Youhanna Ibrahim.
I due prelati furono rapiti il 22 aprile scorso, alle porte di Aleppo, da uomini armati che li intercettarono mentre, a bordo della stessa auto, provenivano dal confine con la Turchia. Il conducente del veicolo fu ucciso.
Il mese scorso anche il settimanale cattolico britannico The Tablet, citando fonti della regione, aveva insinuato che i due ecclesiastici sono «probabilmente morti», e che «sarebbero stati uccisi il giorno stesso del rapimento».
Alcuni osservatori, però, ritengono che se i due vescovi fossero davvero morti, la notizia sarebbe ormai filtrata. In ogni caso, per avvalorare l’ipotesi dell’assassinio, servirebbero delle prove.
Nella convinzione che i metropoliti siano tuttora vivi, c’è chi auspica maggiori pressioni internazionali da parte dei governi e in particolare di quello turco. Nel corso di eventuali negoziati di pace, gli emissari governativi non avrebbero difficoltà a chiedere ed ottenere la prova dell’esistenza in vita dei due rapiti.
Da parte nostra invitiamo i lettori ad unirsi a noi nella preghiera per il benessere e la libertà dei metropoliti sequestrati e di tutti coloro che soffrono a causa del conflitto in Siria.

http://www.terrasanta.net/tsx/articolo.jsp?wi_number=5417&wi_codseq=


Dichiarazione dei Capi delle Chiese ortodosse: preghiamo con i nostri fratelli in Cristo che sono “messi a morte tutto il giorno”.


Primati e rappresentanti delle Chiese ortodosse locali, riuniti a Mosca per le celebrazioni in onore del 1025° anniversario del Battesimo della Rus’, hanno rilasciato una dichiarazione congiunta, il cui tema principale è la situazione dei cristiani in Medio Oriente. Il 25 luglio, nel corso di una riunione al Cremlino, il testo di questa dichiarazione è stato dato da Sua Santità il Patriarca Kirill, a nome di tutti i presenti, al Presidente della Federazione Russa Vladimir Putin.

Chiesa Ortodossa russa - 25.07.2013

 Noi, Capi e rappresentanti delle Chiese ortodosse locali, riuniti a Mosca su invito del Patriarca di Mosca e tutta la Rus’ Kirill in occasione della celebrazione del 1025° anniversario del Battesimo della Russia, riteniamo nostro dovere levare la voce in difesa dei nostri fratelli cristiani che oggi sono perseguitati per la loro fede in varie regioni mondo.
Migliaia di credenti in Cristo sono esposti quotidianamente a supplizi e torture, scacciati dalle loro case, molti vengono uccisi.
Notizie di torture e uccisioni di cristiani giungono da Nigeria, Pakistan, Afghanistan e India. In Kosovo, i santuari sono profanati, molte chiese sono state distrutte, e molte persone sono private della possibilità di visitare le tombe dei loro cari e di pregare Dio nella terra dei loro antenati.
Profonda preoccupazione suscita la situazione in Medio Oriente. Un gran numero di paesi della regione è travolto da un’ondata di violenza e terrore le cui vittime sono i cristiani. La Libia, dove i cristiani sono quasi scomparsi, è spaccata in tribù costantemente in guerra tra loro. Non cessano gli attacchi terroristici in Iraq, dove del milione e mezzo di cristiani che vi vivevano fino a tempi recenti, è rimasta solo la decima parte. Sempre più allarmante è la situazione in Egitto, dove lo scontro è appena entrato in una nuova fase di fatti sanguinosi, e dove si assiste a un esodo di massa della popolazione cristiana. Il dolore e la sofferenza toccano migliaia di famiglie di persone inermi. Di regola, del conflitto risentono prima di tutto i gruppi più vulnerabili della popolazione, tra cui le minoranze etniche e religiose.
Nel settembre del 2010, si è svolta a Cipro una riunione dei Primati delle Chiese del Medio Oriente, che ha espresso grave preoccupazione per la situazione nella regione e timore per il futuro dei cristiani che vi abitano. La stessa preoccupazione è stata espressa nel corso di riunioni analoghe, nell’agosto 2011 in Giordania, nel settembre dello stesso anno a Costantinopoli e nel marzo 2012 a Cipro. Una dichiarazione a sostegno dei cristiani sofferenti del Medio Oriente è stata adottata nel corso della riunione dei Capi e rappresentanti di sette Chiese ortodosse locali, svoltasi a Mosca nel novembre 2011.
Oggi particolarmente drammatica è la situazione in Siria. Nel mezzo della guerra fratricida in corso, avviene uno sterminio di massa dei cristiani e dei membri di altri gruppi religiosi, che vengono scacciati dalle loro città e villaggi, dai luoghi dove per secoli hanno vissuto fraternamente fianco a fianco con i membri di altre tradizioni religiose.
I gruppi paramilitari non risparmiano i mezzi per raggiungere i loro obiettivi. I loro membri radicali si spingono sempre oltre ogni limite nelle loro attività criminali. Le orribili scene di violenza, esecuzioni pubbliche, umiliazioni alla dignità della persona, e ogni sorta di violazioni dei diritti umani diventano abituali. Rapimenti e omicidi, spesso commessi per banali scopi di lucro, sono ormai fatti quotidiani. Gli estremisti non esitano a umiliare personalità religiose, il cui rispetto ha sempre caratterizzato l’Oriente.

I mezzi di informazione del mondo, così come molti politici, lasciano passare sotto silenzio la tragedia dei cristiani in Medio Oriente.

Noi esprimiamo la nostra solidarietà a Sua Beatitudine il Patriarca di Antiochia e di tutto l’Oriente Giovanni X, che non ha potuto condividere con noi la gioia della festa di oggi, essendo dovuto rimanere con il suo gregge in un momento così difficile. Le nostre preghiere sono con lui e con i nostri fratelli in Cristo che sono “messi a morte tutto il giorno” (cf. Romani 8, 36).
Noi soffriamo insieme a tutto il popolo sofferente della Siria. Chiediamo l’immediata liberazione dei gerarchi cristiani di spicco della Siria, catturati dai ribelli già nel mese di aprile: il metropolita Paulos di Aleppo e Iskenderun e il metropolita siro-ortodosso di Aleppo Mar Gregorios Yohanna Ibrahim.

Noi facciamo appello a tutte le parti in conflitto e a quanti sono in grado di esercitare un’influenza politica sulla situazione. Fermate l’ondata di violenza e lo sterminio della popolazione civile! Imponete una moratoria sulle operazioni militari, affinché una soluzione pacifica del conflitto civile venga elaborata al tavolo dei negoziati. Liberate i ministri del culto rapiti e gli altri civili!
Come servitori del Dio Eterno, noi eleviamo con fervore le nostre preghiere al Principe della pace, al Signore Onnipotente, per il ripristino della pace e dell’amore fraterno nella terra del Medio Oriente, per il ritorno dei profughi ai villaggi natali, per la guarigione dei feriti e il riposo delle vittime innocenti. Che il Signore ispiri a tutti coloro che sono coinvolti nei combattimenti saggezza e la buona volontà di fermarli!

 https://mospat.ru/it/2013/07/25/news89183/