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sabato 15 settembre 2012

“ALEPPO, LA NOSTRA CITTA’, STA MORENDO”: la tragedia di un popolo e l’immensa gratuità dei volontari nelle lettere dei Fratelli Maristi di Aleppo

Proponiamo ai nostri lettori queste impressionanti testimonianze inviate negli ultimi mesi da Aleppo da un gruppo di religiosi , certi che la lettura di quanto stanno patendo i nostri fratelli siriani muoverà la nostra coscienza per domandare a Dio e agli uomini che si voglia trovare una soluzione pacifica e porre fine a un conflitto “che sta distruggendo il Paese e seminando dovunque miseria e desolazione”.

http://www.paroisse-anet.fr/Urgence-Syrie_a84.html
traduzione dal francese a cura della Fraternità Maria Gabriella

 
Lettera dell’ 11 settembre 2012, n ° 4

Che dirvi della nostra situazione, se non che peggiora di giorno in giorno. I combattimenti e gli attentati continuano giorno e notte e si diffondono in nuove aree della città finora risparmiate. Anche i Quartieri "sicuri" ricevono la loro quota di pallottole vaganti (ne raccogliamo tutti i giorni sui nostri balconi e marciapiedi) e obus  maldiretti (tra gli altri, due proiettili di mortaio che non sono esplosi: una sul tetto del Hôpital Saint Louis e l'altro nel cortile del convento dei Fratelli Maristi e due bombe che questa volta sono esplosi: uno sulla parte anteriore della Chiesa di San Michele Azizié nel centro della città e un altro su una scuola materna gestita dalle Suore del Perpetuo Soccorso: per fortuna nessuna vittima, essendo il sabato giorno di riposo).
 Benzina, carburante, pane sono prodotti praticamente assenti e il cibo (latte per neonati o bambini, lattine, ecc.) sono difficili da trovare e sempre più costosi. L'acqua è  completamente mancata  durante diversi giorni in alcune zone della città (compresi Djebel Al Saydé, dove si trovano gli sfollati dei quali noi ci occupiamo, ciò a causa del sabotaggio  di tubi di acqua molto grandi che alimentano la città abbiamo dovuto comprare cisterne d'acqua per riempire i serbatoi delle scuole).
La  vita in Aleppo è diventata molto difficile e molto pericolosa (incluso il rapimento quotidiano , tra cui 4 uomini (separtamente) dalle nostre famiglie in difficoltà e per il quale abbiamo dovuto pagare riscatti, tre sono stati rilasciati e il quarto si trova nella sua seconda settimana in cattività presso i "Ribelli").
L'intera economia è paralizzata: fabbriche, negozi e vari uffici amministrativi sono chiusi. La maggior parte dei medici hanno lasciato il paese.
Aumenta il numero degli sfollati e i loro bisogni pure. Continuiamo a sostenere 1200 sfollati alloggiati in quattro scuole Djebel Al Saydé (Sheikh Maksoud). Noi forniamo loro il pane e 2 pasti al giorno, pannolini e latte per bambini, sapone e prodotti di igiene e per pulire le loro stanze e i servizi igienici. Giovani medici volontari visitano tra i 50 e 70 pazienti al giorno e forniscono farmaci gratis. I giovani del nostro gruppo "I Maristi Blu " si prendono cura dei bambini e gli adulti accompagnano le madri.
Come previsto, le donazioni locali si sono quasi prosciugate con la fine del Ramadan e con la partenza dei ricchi, i potenziali donatori , per il Libano. Per contro, i nostri amici dall’estero continuano a mostrare la loro solidarietà per sostenerci finanziariamente.
Abbiamo affrontato una "rivolta" di famiglie cristiane non sfollate che vivono nello stesso quartiere degli sfollati e che non hanno più i mezzi per sopravvivere: piccoli impiegati o dipendenti il ​​cui stipendio (prima degli eventi) era quel tanto che basta per vivere poveramente e che non han più risorse (perché non sono più pagati) per comprare neanche il pane, quando è disponibile. Abbiamo avviato un nuovo progetto "Al Jabal Sallet = Il paniere della Montagna ", che consiste nel fornire un cesto (sufficiente per sfamare una famiglia ) di cibo una volta al mese a 280 famiglie cristiane per soddisfare la loro fame e questo insieme con alcuni vescovi e Caritas Siria. Abbiamo distribuito il primo cesto Domenica scorsa. Noi cerchiamo al meglio delle nostre capacità di fornire un minimo (ma proprio un minimo) di vitale importanza per la sopravvivenza. Purtroppo, i bisogni sono grandi e le nostre risorse scarse.
Nella misura delle nostre risorse umane e materiali e basandoci sulla Provvidenza e sugli  amici benefattori (che qui vogliamo ringraziare con tutto il cuore), cerchiamo di alleviare un minimo delle sofferenze dei nostri fratelli e sorelle, migliaia di persone (adulti, bambini e infanti) di cui siamo l'unico segno di speranza e l'unica speranza di sopravvivenza.

Gruppo di Aleppo con i Fratelli Maristi


LETTERA DEL 26 luglio 2012 del Fratello George Sabe - Aleppo

Qui ad Aleppo, ha fatto durante il giorno più di 40 gradi. Sulla via, ho sentito gli spari. Sono nella mia stanza, in comunità. Fratelli George e Hakim Bahjat Azrie, sono anche nella comunità.
Aleppo, la nostra città, la seconda città del paese, la capitale economica, il più grande centro del commercio e mestiere sta morendo. E’ soffocata da oltre una settimana. La guerra sta cercando di espandersi in vari quartieri. La gente fugge, si rifugia, vaga, entra nelle strade, nei parchi, scuole, ovunque. Le persone ricevono i loro parenti, le case sono aperte ... scarsità di pane, mancanza di energia elettrica, mancanza di carburante, mancanza di latte, farmaci mancanti, l'unico che non manca è il fantasma della guerra. Esso si aggira, è ovunque. Un fetore sale dalle strade ...
La città è circondata su tutti i lati. Si rischia di essere rapito e ucciso. La gente ha paura ... una paura che deprime, paralizza, uccide ...

IL GRIDO DEI CRISTIANI SIRIANI AL PAPA

I Vescovi di Aleppo, costretti a rinunciare all’incontro con il Papa, lanciano un appello a Benedetto XVI per il cessate il fuoco e la riconciliazione
Agenzia Fides 14/9/2012

Aleppo è da più di due mesi al centro degli scontri armati tra i ribelli e l’esercito siriano. Il Consiglio dei sei Vescovi cattolici della seconda metropoli della Siria ha dovuto rinunciare a malincuore a recarsi all’incontro con il Papa in Libano per rimanere al fianco dei propri fedeli. Ma dalla città devastata dal conflitto hanno lanciato un appello a Benedetto XVI, chiedendo al Papa di richiamare la comunità internazionale all’urgenza di trovare una soluzione pacifica e porre fine a un conflitto “che sta distruggendo il Paese e seminando dovunque miseria e desolazione”.
Nel loro appello, inviato all’Agenzia Fides, i Vescovi di Aleppo (greco-cattolico, siro-cattolico, armeno-cattolico, maronita, caldeo e latino) pregano ardentemente Benedetto XVI di sottoporre ai capi delle nazioni e agli organismi internazionali due richieste: “Esigere che cessino definitivamente i combattimenti sul suolo della Siria”, per poi “incoraggiare e appoggiare le parti in conflitto affinché giungano a un dialogo serio e efficace in vista di una riconciliazione nazionale”.
I Vescovi di Aleppo descrivono la condizione vissuta dal popolo siriano in termini angosciati: “Il Paese si distrugge, il numero delle vittime si moltiplica, e quello dei feriti aumenta di giorno in giorno. Molte abitazioni sono distrutte, e i poveri vedono le proprie risorse diminuire progressivamente. Tutto ciò fa precipitare le famiglie in uno stato di disperazione e spinge molte di esse a emigrare”.
L’ appello si conclude con il ringraziamento a Benedetto XVI “per tutte le iniziative che Voi prendete al servizio della pace”, e con l’augurio “che la Vostra voce arrivi alle orecchie dei popoli e raggiunga quelli che hanno il potere di decidere”.
http://www.fides.org/aree/news/newsdet.php?idnews=39839&lan=ita


“Fedeli, non lasciate la Siria!”: messaggio dei Patriarchi di Damasco, stretti attorno al Papa
(Agenzia Fides 14/9/2012)

“Con tutto il cuore chiediamo ai fedeli cristiani della Siria di non abbandonare il nostro amato paese, nonostante la violenza, le sofferenze, lo sfollamento”: è quanto chiedono i Patriarchi delle Chiese cristiane in Siria, da questa mattina in Libano per “stringersi attorno a Benedetto XVI, pellegrino di pace in Medio Oriente”. In un messaggio reso noto tramite l’Agenzia Fides, i leader cristiani, dando il benvenuto a Benedetto XVI, rimarcano il tema più caro alle Chiese locali: la presenza delle comunità cristiane in Medio Oriente. A condividere il messaggio sono quattro leader con sede a Damasco: il Patriarca greco-cattolico Gregorio III Laham; il Patriarca greco-ortodosso Ignatius IV Hazim; il Patriarca siro-cattolico Ignatius III Younan; il Patriarca siro-ortodosso Zakka I Iwas.
In particolare oggi in Siria c’è il pericolo di un esodo dei fedeli, molti dei quali sono già fortemente colpiti dalla povertà, sono stati costretti a lasciare le loro case per gli scontri armati, e vivono da sfollati interni o nei paesi limitrofi. In queste tragiche ore, i Patriarchi chiedono ai fedeli: “Abbiate pazienza, non fuggite”, invitando a “sopportare il dolore”, per amore di Cristo.
I leader cristiani in Siria deplorano l’atteggiamento di alcune Cancellerie occidentali che, esplicitamente o in modo implicito, stanno offrendo ai fedeli siriani l’opportunità di emigrare, notando che questo “costituisce una tentazione”, ma che non è la soluzione per i cristiani in Siria. Il rischio, notano, è una “libanizzazione del conflitto siriano” (oltre il 50% dei cristiani fuggì dal Libano, al tempo della guerra) o lo scenario iracheno (negli ultimi anni le comunità cristiane locali, sotto la pressione del terrorismo, sono notevolmente diminuite).
I Patriarchi sostengono con forza il recente appello del Santo Padre al dialogo e alla riconciliazione in Siria, definite dal Papa “prioritarie per tutte le parti implicate” e auspicano che il viaggio di Benedetto XVI possa lasciare “una profonda traccia di pace”.
Come riferito a Fides, simbolo potente della solidarietà e dell’amore verso il Papa è, in particolare, la presenza del Patriarca siro-ortodosso Zakka I Iwas che, nonostante la malattia e le cure di dialisi di cui necessita, ha voluto comunque essere presente accanto a Benedetto XVI.
http://www.fides.org/aree/news/newsdet.php?idnews=39840&lan=ita


Nunzio a Damasco: Benedetto XVI un faro per tutto il Medio Oriente
Damasco (AsiaNews) - "Il viaggio del Papa in Libano sarà un faro per tutto il Medio oriente, soprattutto per i cristiani della Siria. Mi auguro che la presenza del Pontefice incoraggi la comunità internazionale ad aiutare le parti in conflitto ad abbandonare le armi e sedersi sul tavolo dei negoziati per porre fine a questa carneficina". È la speranza di mons. Mario Zenari, Nunzio apostolico a Damasco, a poche ore dalla visita di Benedetto XVI che nel Libano, che inizia oggi e termina il 16 settembre.

"Il Papa - sottolinea Zenari - segue da mesi la situazione siriana e non ha mai smesso di far sentire la sua voce negli incontri pubblici. Egli conosce quali sono i desideri dei cristiani siriani e dei loro vescovi, che da oltre un anno tentano di testimoniare la pace nel Paese piegato dagli odi confessionali ed etnici".

Il Nunzio spiega che per le condizioni critiche vissute dal Paese la visita non ha avuto molta risonanza fra la popolazione, che in molte zone non ha accesso a giornali e televisioni. Tuttavia, parrocchie e diocesi stanno facendo di tutto per richiamare i fedeli a questo importante appuntamento. "La situazione ad Aleppo e in alcune zone di Damasco è drammatica - afferma il prelato - combattimenti fra ribelli ed esercito avvengono in ogni angolo del Paese". L'insicurezza delle strade e degli aeroporti civili, utilizzati da Assad come piste per i suoi aerei da guerra e tenuti sotto tiro dall'artiglieria del Free Syrian Army, non permetterà ai vescovi siriani di salutare di persona il pontefice. "I vescovi di Aleppo - racconta Zenari - hanno inviato una lettera di benvenuto, dove spiegano la loro situazione. Ma saranno presenti con la preghiera".
http://www.asianews.it/notizie-it/Nunzio-a-Damasco:-Benedetto-XVI-un-faro-per-tutto-il-Medio-Oriente-25812.html



 da TV7 del 14/09/12
Reportage di Gian Micalessin dalla Siria

"Voi occidentali vi siete dimenticati di noi, cristiani d'Oriente"
dal minuto 00.21.03 al minuto 00.27
http://www.rai.tv/dl/replaytv/replaytv.html#ch=1&day=2012-09-14&v=146500&vd=2012-09-14&vc=1