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martedì 28 febbraio 2012

Le parole dell’ Arcivescovo Jean-Clement Jeanbart: parole dolorasamente sconosciute

da VietatoParlare.it   



Un’interessante intervista del metropolita cattolico di Aleppo, può essere utile perché l’informazione si sta chiudendo come è accaduto sulla Libia.
(Il video l’ho messo per far capire chi è mons Jean-Clement Jeanbart, non c’entra con l’intervista del 5 febbraio, ma il video mi è piaciuto, è molto bello, questa è la vita!
La vita che non interessa a nessuno durante i giochi di guerra. Proprio mentre si invoca il diritto umanitario)

Arcivescovo Jean-Clement Jeanbart, Metropolitan Greco Melchita Cattolico Aleppo
“I media internazionali non figurino correttamente la realtà siriana, si stanno aggiungendo benzina sul fuoco …”.
Arcivescovo Jean-Clement Jeanbart, contattato da Apic all’inizio di questa settimana, ha detto che i cristiani siriani vivono nella paura. L’Arcivescovo Greco Melchita Cattolico di Aleppo, la seconda città più grande vicino al confine con la Turchia, le paure per il futuro delle minoranze in Siria e l’istituzione di un regime nelle mani degli islamisti.
Secondo le informazioni raccolte sul posto, decine di cristiani sono stati uccisi dai ribelli a Homs, provocando l’esodo di alcuni quartieri. “Ora le persone vengono uccise in pieno giorno, rapita da banditi che chiedono riscatti alti … Prima, abbiamo avuto la sicurezza. Oggi, tra quei cristiani che hanno i mezzi e il denaro stanno lasciando “, ha detto al APIC, sottolineando che la situazione è attualmente calma in Aleppo.

Fra' Pizzaballa: «Aiutate i cristiani in Siria»

di Riccardo Cascioli
21-02-2012
 - La bussola quotidiana


Fra' Pizzaballa
E’ vero che è in atto una fuga dei cristiani?
Il numero dei cristiani è generalmente in calo in tutto il Medio oriente, quindi anche in Siria. Ovviamente questa situazione di paura sta incentivando la fuga. Ma non tutti, è soprattutto il ceto medio a cercare altrove prospettive per il futuro, soprattutto i giovani.

In Italia e in Europa i media tendono a semplificare il conflitto siriano, come la repressione di Assad contro un movimento che invoca democrazia e libertà. Ma davvero si può semplificare in questo modo?
No, la situazione è molto più complessa. Certamente Assad ha delle responsabilità oggettive, il suo regime è chiaramente oppressivo. Ma il movimento interno di opposizione è molto frastagliato, si va da movimenti laici a gruppi fondamentalisti. C’è sì da parte di alcuni anche un desiderio di maggiore libertà, ma c’è anche un aspetto religioso-sociale: i sunniti, che sono la stragrande maggioranza della popolazione, sono contro gli sciiti. Il regime di Assad, seppure laico, è composto dagli alawiti, che sono una minoranza derivata dagli sciiti.

Poi ci sono le implicazioni internazionali…
La Siria è un po’ la cartina di tornasole della situazione in Medio Oriente, sono coinvolti i paesi vicini e le grandi potenze. C’è di mezzo l’Iran, l’Hezbollah, Israele al confine sud, gli Emirati arabi. E anche Russia e Cina che hanno i loro agganci. La Siria è un po’ il crocevia dove tutti questi interessi si incontrano e si scontrano.

Intervista esclusiva a P. Paolo Dall’Oglio

Deir Mar Musa
a cura di Maria Laura Conte e Martino Diez

Dai confini della Siria trapelano notizie frammentarie e confuse. Come può descrivere l’attuale situazione del Paese in cui vive da trent’anni? A che punto è lo scontro?

Premetto che, accettando di rilasciare un’intervista, mi assumo una qualche responsabilità rispetto all’impegno di non agire politicamente per evitare la mia espulsione. La rinuncia a questo silenzio è dovuta alla gravità della situazione che obbliga a fare il possibile per la pacificazione, nella giustizia, del Paese. Ogni calcolo d’opportunità personale sarebbe fuori luogo. D’altronde, nelle ultime settimane, lo Stato ha scelto di lasciare uno spazio più grande alla libertà d’informazione e dunque ritengo questo mio intervento come una risposta positiva all’apertura governativa. Spero che questo gesto sia capito nella sua intenzione patriottica e solidale e come tale apprezzato nel quadro della crescita del Paese, attraverso una maggiore libertà di opinione.

Siria: l’accaduto a Deir Mar Musa el-Habasci

Paolo Dall'Oglio  27/02/2012


Mercoledì sera verso le 18 è avvenuto quanto segue:

Una trentina di uomini armati – tutti col volto coperto eccetto il comandante - hanno fatto irruzione nello stazzo del gregge del monastero dove si trovavano alcuni impiegati. Hanno messo a soqquadro gli ambienti chiedendo del padre responsabile e cercando armi e denaro. Uno dei pastori è stato costretto a condurre un gruppo degli armati fino a un’altra ala del monastero, dove sono state trattenute, in una stanza sotto sorveglianza, quattro sorelle, proprio al momento in cui si preparavano a scendere per la preghiera. Subito dopo, alcuni degli aggressori si sono avviati alla chiesa e vi sono entrati. La comunità monastica, riunita per la meditazione, ha ricordato loro che il luogo è consacrato alla preghiera e merita rispetto. Gli uomini armati hanno quindi obbligato i presenti, minacciandoli, a radunarsi in un angolo della chiesa. Hanno poi intercettato altre persone nel monastero trattandoli brutalmente. Poi, senza far danni maggiori, hanno cercato, ancora senza risultato, armi e denaro, distruggendo gli strumenti di comunicazione reperiti. Nel corso dell’aggressione, il responsabile del gruppo fotografava col suo telefonino portatile. Dopo aver acconsentito a che si riprendesse la preghiera, ha ordinato ai presenti di rimanere in chiesa per un’ora. Il superiore del monastero si trovava a Damasco e non è potuto rientrare che all’alba del Giovedì. È da menzionare che gli armati più in autorità avevano dichiarato da subito la loro intenzione di non recar danno alle persone presenti nel monastero e si sono effettivamente comportati come promesso durante l’aggressione.

È ovvia la domanda sull’identità del gruppo armato. Impossibile al momento dare una risposta sicura. Ciò che sembra certo è che si sia trattato di uomini abituati all’uso delle armi in vista di interessi materiali. Resta senza risposta anche la questione relativa al perché si cerchino delle armi in un monastero che ha scelto e diffuso la non-violenza da tanti anni.

Ringraziamo Iddio per la protezione dei suoi angeli, e abbiamo pregato durante la Messa per coloro che ci hanno aggredito e per le loro famiglie. Nonostante questo evento doloroso non abbiamo perso la pace e neppure il desiderio di servire la riconciliazione.

Deir Mar Musa

www.deirmarmusa.org/it

L'appello del Papa

Angelus, 12 febbraio 2012



Cari fratelli e sorelle!

Seguo con molta apprensione i drammatici e crescenti episodi di violenza in Siria. Negli ultimi giorni essi hanno provocato numerose vittime. Ricordo nella preghiera le vittime, fra cui ci sono alcuni bambini, i feriti e quanti soffrono le conseguenze di un conflitto sempre più preoccupante. Inoltre rinnovo un pressante appello a porre fine alla violenza e allo spargimento di sangue. Infine, invito tutti - e anzitutto le Autorità politiche in Siria - a privilegiare la via del dialogo, della riconciliazione e dell’impegno per la pace. E’ urgente rispondere alle legittime aspirazioni delle diverse componenti della Nazione, come pure agli auspici della comunità internazionale, preoccupata del bene comune dell’intera società e della Regione.

Benedetto XVI

Incipit

Questo blog nasce dall'iniziativa congiunta di due siti, da anni on-line: il sito di Undicesima Ora e quello della Fraternità Maria Gabriella.
La situazione in Siria, dove vivono nostre amiche, religiose cattoliche, che stanno vivendo in prima persona il dramma che sta coinvolgendo milioni di persone, cristiane e no, e l'appello del santo Padre Benedetto XVI alla preghiera per questo popolo che vive un dramma tristemente noto a tutti i popoli che nel passato o nel presente sono passati attraverso la rivolta e la guerra civile, ci ha fatto prendere questa piccola iniziativa per focalizzare l'attenzione dei nostri lettori, innanzitutto degli amici che ci seguono sui siti Undicesima Ora e Fraternità Maria Gabriella  di cui siamo webmaster, sull'attuale situazione della Siria e di coloro che vi vivono.

Per quello che potremo fare, cercheremo di offrire la raccolta di tutte le notizie già presenti sul web, qua e là su vari siti, che possano offrire una panoramica attendibile della situazione che i nostri fratelli e le nostre sorelle stanno vivendo in Siria.

Questo perché è più facile ricordarsi nella preghiera di una situazione che si conosce almeno un poco, stante che almeno in Italia i vari TG spesso accennano appena nei loro notiziari a questa situazione e spesso le notizie non sono corrette e veritiere o quanto meno sono poco approfondite.

Per questo saremo grati a tutti coloro che vorranno partecipare con i loro commenti ai post che posteremo, ma invitando ciascuno a lasciare cadere ogni forma di faziosità e polemica, perché non è con la faziosità o la polemica che si può operare per la pace né tantomeno pregare. 

Grazie

Emergenza Siria. L’appello del Custode di Terra Santa

27 febbraio 2012

Dopo il cambiamento avvenuto in Egitto, la situazione in cui si trova la Siria indica in maniera inequivocabile come stia trasformandosi il panorama in Medio Oriente. Fino a un anno fa sarebbe stato impensabile prevedere simili scenari.
In questi mesi di grande tensione, quando la Siria è dilaniata da scontri interni e il conflitto sembra assumere, sempre più, le caratteristiche di guerra civile, i francescani, insieme a pochi altri esponenti della chiesa latina, sono impegnati a sostenere i bisogni della popolazione cristiana locale.

La Custodia è presente in diverse zone del Paese: Damasco, Aleppo, Lattakiah, Oronte.
I dispensari medici dei conventi francescani, secondo la tradizione della Custodia, diventano luogo di rifugio e accoglienza per tutti, senza alcuna differenza fra etnie di Alawiti, Sunniti, Cristiani o ribelli e governativi.

In un momento di totale confusione e smarrimento, molte aziende, soprattutto d’import-export, hanno chiuso i battenti. Delle migliaia di turisti, che alimentavano una moderna e florida industria, con un indotto di centinaia di posti lavoro nel settore dei trasporti, alberghiero, servizi, non rimane alcuna traccia.

I produttori agricoli sono in grave difficoltà. L’embargo internazionale impedisce ogni possibilità di esportazione e i prezzi sono crollati. Le fasce più deboli sono colpite in modo ineludibile e subiscono la mancanza di approvvigionamento energetico e di acqua. Nelle grandi città la corrente elettrica manca per diverse ore ogni giorno, se non del tutto; il gasolio è razionato. Tutto ciò crea enormi disagi alla popolazione, costretta ad affrontare le temperature invernali senza possibilità di riscaldarsi.

Stare con la gente, accogliere e assistere chi si trova nel bisogno, senza distinzione di razza, religione e nazionalità. Garantire, con fiduciosa presenza, il servizio religioso ai fedeli perché comprendano l’importanza di restare nel proprio Paese.

Questo rimane il senso della missione francescana. In tempi non così dissimili da quelli in cui Francesco si rivolgeva ai frati esortandoli a mantenere saldi i valori del Vangelo. Nelle sue semplici esortazioni Francesco rifletteva la grazia ricevuta dal Signore e, nell’esperienza di vita quotidiana, testimoniava l’accoglienza della fede, come il bene più caro e prezioso da coltivare e rinvigorire. Noi frati, che ci ritroviamo ricchi di questo straordinario esempio, ereditato senza alcun merito, abbiamo il compito di emulare e diffondere l’insegnamento del nostro maestro alle future generazioni, perché possano proseguire la strada da lui tracciata con immenso amore e umile dedizione.

Chiediamo a tutti gli amici di ATS Pro Terra Sancta di sostenere, con un gesto concreto, i numerosi cristiani siriani e le opere di carità della Custodia di Terra Santa. Gli aiuti raccolti saranno consegnati, tempestivamente, ai frati residenti in Siria, che provvederanno ad utilizzarli in maniera oculata e attenta.

Grati, se potrete diffondere quest’appello, porgiamo ogni augurio di Pace e Bene!

Fra Pierbattista Pizzaballa, OFM

Fonte: www.proterrasancta.org

30 dicembre 2011
In questa vigilia di Natale, la Siria in cui noi serviamo il Corpo di Cristo è in lutto a causa di tragici avvenimenti. Aldilà del can can mediatico e del rumore sempre più forte delle armi, sono i civili, innocenti, uomini, donne, vecchi e bambini che Dio ha creato a Sua immagine e somiglianza a pagare il prezzo del sangue, della miseria e della carestia. Come sempre, sono i poveri a finire vittime della follia dei grandi. 
A seguito di una missione d’informazione con alcuni media cattolici, sono stata condotta a visitare la città di Homs e i dintorni. Sono stata scossa fin nel più profondo della mia coscienza dalla tragedia che vive la popolazione civile, in particolare i cristiani. Questi ultimi sono concentrati soprattutto nei quartieri centrali della città, che sono divenuti il rifugio di bande armate che nessuno fino a oggi è riuscito a identificare. Il fatto sta che queste bande impongono una legge marziale in virtù della quale gli impiegati statali che vanno a lavorare sono suscettibili di rappresaglie, compresi gli insegnanti nelle scuole pubbliche. Allo stesso modo gli artigiani, i commercianti e persino quelli che hanno una professione liberale sono bersaglio di atti terroristi volti a paralizzare la vita sociale.

I risultati di questi metodi coercitivi sono terribili: ogni giorno degli innocenti sono sgozzati o rapiti. Le famiglie perdono così il padre, il figlio o il fratello. Vedove e orfani versano nella necessità. Quelli che non hanno affrontato lo spettro della morte devono sopportare il sequestro forzato nelle loro case dove cercano di sopravvivere senza lavoro. I bilanci già magri di queste famiglie si assottigliano. La maggior parte sono di un livello medio o medio-basso. Ormai la penuria si fa sentire e l’inverno si annuncia rigido. Il gasolio scarseggia e diventa urgente un aiuto alimentare e medico di prima necessità. Di ritorno a Qara, ho notato che gli insorti applicano gli stessi stratagemmi che a Homs e a Qusayr. Da un lato continuano a organizzare manifestazioni-parate a uso dei canali satellitari (Al Jazeerah, Arabia, BBC, France 24 e connessi) mentre fanno regnare il terrore appena cala la notte. A Qara è ormai vietato circolare, a rischio della vita, dopo le 6 di sera. Una settimana fa trenta uomini armati sono arrivati in cinque camionette sulla piazza del villaggio con dei martelli pneumatici. Hanno sventrato il marciapiede e, in completa impunità, hanno tagliato i cavi del telefono e li hanno trascinati via con loro per gettarli nel deserto. Due giorni fa, i miliziani hanno forzato la scuola municipale e l’hanno saccheggiata.

Come superiora dell’antico monastero di San Giacomo l’Interciso a Qara, nella diocesi greco-melkita cattolica di Homs, Hama e Yabroud, e avendo visto con i miei occhi l’immensa sofferenza di queste famiglie, lancio un appello ai nostri amici e benefattori per un progetto urgente: venire in soccorso alle famiglie siriane colpite dalla guerra, che non hanno più i mezzi di sussistenza.

Madre Agnes-Mariam de la Croix
Testo originale: qui
Traduzione tratta da http://www.oasiscenter.eu/node/7590