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sabato 27 febbraio 2016

Il Vescovo di Aleppo ci comunica: "Qui siamo chiusi fuori dal mondo e presto senza risorse per sopravvivere"


MONSIGNOR ABOU KHAZEN , Vicario apostolico di Aleppo, era atteso in Italia il 1° marzo per il quaresimale di una Parrocchia di Imola e per la Conferenza  Stampa in Roma il 3 marzo.  
Oggi ha annullato gli impegni , comunicandoci per telefono questo messaggio:




"Aleppo non ha vie di uscita percorribili in questo momento. Alcuni villaggi lungo l'unica strada che collega Aleppo al sud sono stati liberati dall'esercito siriano, ma altri sono ancora in mano alle milizie armate.  
Aleppo è tagliata fuori dai rifornimenti : ciò significa che non possiamo ricevere cibo, soccorsi e soprattutto gasolio, il che ci priva della possibilità di far funzionare i generatori... Non potremo riscaldarci, attingere acqua ai pozzi che abbiamo scavato in alternativa al taglio dell'acqua cui siamo sottoposti da mesi dai ribelli,  e che non avremo energia elettrica di alcun tipo e resteremo al buio..  
 Vi prego di annullare gli appuntamenti, di scusarmi e di pregare per noi! Per noi la vostra preghiera è molto importante! Sapere che non siamo dimenticati!  
Grazie per la vostra solidarietà e per tutto ciò che fate per noi. A rivederci quando Dio vorrà!"

giovedì 25 febbraio 2016

Patriarca Gregorios III Laham, “chi mi accusa di sostenere Assad venga qui a vedere il terrore che gli islamisti ci incutono”


S.I.R.  24/02/2016

“In Occidente mi si accusa di sostenere il presidente Assad. Ma coloro che danno di queste lezioni vengano sul posto per rendersi conto del terrore che gli islamisti ci incutono”. A dichiararlo è il patriarca greco melkita Gregorios III Laham in un’intervista pubblicata oggi sul sito “L’Oeuvre d’Orient” e nella quale si sofferma sulla crisi siriana. 
L’ottantaduenne patriarca, siriano di nascita, parla del “martirio del suo Paese” e accusa le “grandi potenze che si rifiutano, dice, “di combattere Stato islamico con i mezzi necessari” contrastando invece il regime. “Non temo solo per i cristiani ma per tutto il popolo siriano. Le bombe stanno cadendo ovunque. Gli americani, i russi, gli inglesi, i francesi, i turchi, e anche Israele ci bombardano, come è avvenuto lo scorso dicembre per eliminare un membro di Hezbollah, presente a Damasco. Tutto questo, dicono, per sbarazzarsi di Daesh e e portarci la pace. Ma in attesa di questa pace che non viene, a essere uccisi sono civili siriani. Uomini, donne, bambini che muoiono ogni giorno a decine”. 
“Le grandi potenze ci accusano di sostenere una dittatura, ma il nemico non è Assad è Daesh con le sue legioni straniere, ceceni, giordani, tunisini, sauditi, e anche europei che vengono ad occupano le nostre terre. È da loro che dobbiamo liberarci. Il popolo siriano soffre il martirio. Quasi cinque anni di guerra, e il pedaggio è pesante: tra 250 000 e 300 000 morti, migliaia di feriti, sfollati, orfani, e l’Occidente sta ancora parlando e sempre dell’uscita di Assad. Ma mai di quella dei terroristi. Sono quelli scacciano i cristiani dalle loro case, che sgozzano i siriani che osano affrontarli. Per quanto tempo ancora dovremo vivere sotto il giogo di questi assetati di sangue?”. 
“Devo aiutare tutti i siriani – conclude – poco importa a quale religione appartengano. Bisogna preparare il dopo guerra e ritrovare la voglia di ricostruire insieme la Siria”.

http://agensir.it/quotidiano/2016/2/24/siria-patriarca-gregorios-iii-laham-chi-mi-accusa-di-sostenere-assad-venga-qui-a-vedere-il-terrore-che-gli-islamisti-incutono/

Siria, la vera priorità è combattere lo Stato Islamico. Non Assad


Asianews,

di Samir Khalil Samir sj


Sulla situazione attuale in Siria giornali e politici occidentali continuano a riproporre un cliché: perché vi sia pace, Bashar Assad, il presidente siriano, se ne deve andare. Per Stati Uniti, Francia, Arabia saudita, Turchia questo è il primissimo punto di un’agenda per costruire la pace in Medio oriente.
Eliminare Daesh o il presidente Assad?
A mio parere questo “primissimo punto” non è realistico e può essere dannoso per diversi motivi.
1) È vero, Assad è un dittatore, e nessuno lo nega. Ma va aggiunto che non è l’unico nella zona. Anche i re sauditi e gli emiri dell’area sono dittatori e hanno delle costituzioni che non lasciano spazio a nessuna voce. Ma in questi casi nessuno protesta. Ora, la questione è che se adesso tu elimini Assad, chi prende il potere? Ci sarà ancora più disordine e violenza. Almeno, con Assad al potere c’è un minimo di sicurezza.  Va anche detto che l’insicurezza è partita da Daesh [acronimo in arabo dello Stato islamico-ndr] e dagli altri gruppi fondamentalisti, la cosiddetta “opposizione siriana”, che ha fagocitato anche l’opposizione laica interna siriana.
2) D’altra parte nessuno spiega da dove vengano le armi e i soldi dei terroristi: non possono fare ciò che fanno se non hanno alcun appoggio. Una grande figura della politica in Egitto, molto quotata dal punto di vista internazionale, Tareq Haggi, ha affermato che “Arabia saudita e Qatar sostengono militarmente e finanziariamente Daesh”. Quello che non si vede e non si legge da nessuna parte è che il conflitto in Siria ha preso ormai un volto molto chiaro di una lotta del sunnismo contro lo sciismo. Questo ha una sua controprova: come mai Daesh non va in Arabia saudita, o in Qatar, dove potrebbero acquisire più potere e influenza? È perchè l’obbiettivo di Daesh è divenuto quello dell’Arabia saudita ed è confessato anche da sunniti di diversi orientamenti: una lotta contro lo sciismo dell’Iran, dell’Iraq e della Siria (alaouiti).
Sradicare il fondamentalismo sostenuto dall’Arabia saudita
Se vogliamo la pace in Siria, occorre incontrarsi a a Ginevra o altrove. Ma chi non vuole partecipare? Proprio i ribelli sponsorizzati dall’Arabia saudita.  Ora i Sauditi, come i Turchi vogliono fare attacchi di terra “contro il terrorismo”, ma in realtà vogliono combattere contro Assad, o meglio contro il governo sciita.
L’alleanza fra Stati Uniti, Turchia, Arabia saudita, Qatar è un’alleanza di interessi economici e militari. Gli Stati Uniti hanno un accordo stabile con l’Arabia saudita e il Qatar. Non parliamo poi degli interessi turchi: sono legati alla Nato, giocano in modo ambiguo con Daesh (comprano il loro petrolio, fanno passare nuove reclute dello Stato islamico, combattono i curdi, i quali sono gli unici armati che lottano contro Daesh,….), minacciano l’Europa con le ondate di profughi…
Quanto all’Arabia, sta programmando di intervenire in molti Paesi arabi musulmani, come ha fatto in Yemen e in Bahrain, ma sempre per colpire gli sciiti presenti in quelle nazioni.
Nessuno vede (o confessa) che la causa fondamentale di tutto questo caos è l’ideologia fondamentalista e la sua fonte ideologica è l’Arabia saudita, che difende il suo islam wahhabita (l’interpretazione più radicale dell’Islam) come il vero islam.
La soluzione per la pace in Siria e in Medio oriente è anzitutto fermare la guerra e dare una tregua al Paese; poi eleggere un presidente, chiunque esso sia, Assad o altri, senza trucchi elettorali; la terza è la ricostruzione. Più si aspetta e più ci sono migranti che l’Europa ormai non riesce ad integrare. Perfino la Germania, che ha fatto un gesto eroico (pronta ad accettare 800 mila rifugiati siriani), ora si è fermata. Occorre fermare la guerra: del governo, dei ribelli, di Daesh.
A proposito di Russia
Sull’intervento della Russia, criticato spesso dall’occidente, vedo invece che in Medio oriente molta gente l’apprezza perché colpisce i fondamentalisti e Daesh; gli altri – la cosiddetta coalizione internazionale – non hanno fatto granché. Poi ci sono i curdi che combattono anch’essi Daesh e con successo. Fra l’altro, anche i miliziani di Daesh sono bravi. E chi sono i loro istruttori? Sono i comandanti irakeni sunniti che, estromessi dal governo e dalla società irakena, sono stati formati dagli americani e ora si sono riciclati in questa lotta contro gli sciiti a fianco dei loro amici fondamentalisti e terroristi. E purtroppo sono bravi.
Conclusione
C’è una mancanza di chiarezza nell’informazione e non vi è collaborazione fra le forze che dicono di combattere il terrorismo. La Russia ha chiesto collaborazione, ma è rimasta sola.
L’errore che i Paesi implicati stanno facendo è di aver messo come scopo il cambiamento della leadership in Siria: è lo stesso errore fatto in Iraq e in Libia, che ha creato disastri ancora maggiori. Davvero non capisco perché l’occidente prenda sempre dei simboli da eliminare per “portare la democrazia”. Ma la democrazia in Medio oriente non esiste (e anche in Europa scricchiola). Certo, speriamo che possa realizzarsi in futuro, ma oggi sono importanti la sicurezza e la giustizia.
Gli occidentali sono chiamati a scegliere bene i loro obiettivi: prima di tutto va garantita sicurezza e giustizia e non attaccare qualche leader. Perché se cambi il capo, la società rimane uguale e il caos prende il sopravvento. Meglio la dittatura che conosciamo che la dittatura islamica che vediamo.
E bisogna poi avere il coraggio di dire: la causa di questa guerra ha un’origine più remota ed è il fondamentalismo islamico radicale sostenuto dall’Arabia saudita. Nessuno mai osa dirlo. Riyadh compra le armi all’occidente, per i ribelli e per Daesh, e con i suoi soldi compra il silenzio dell’occidente, Europa e Stati Uniti. L’ideale della democrazia in Medio oriente è diventato solo un paravento per interessi ideologici ed economici.
http://www.asianews.it/notizie-it/Siria,-la-vera-priorit%C3%A0-%C3%A8-combattere-lo-Stato-islamico.-Non-Assad-36693.html

martedì 23 febbraio 2016

“I rifugiati siriani devono poter rientrare a casa loro”


Patriarcato latino di Gerusalemme 
Quest’anno, l’incontro annuale organizzato in Germania, ha avuto luogo sabato 13 febbraio, anniversario della morte di suor Lucia dos Santos, testimone delle apparizioni di Fatima, e di padre Werenfried fondatore dell’ Aiuto alla Chiesa che Soffre. Una doppia, significativa, commemorazione dato che padre Werenfried aveva, in più occasioni, consacrato la sua opera alla Madonna di Fatima. L’Aiuto alla Chiesa che soffre è una fondazione internazionale cattolica di diritto pontificio che opera in 145 paesi, tra cui la Terra Santa, e aiuta i cristiani in difficoltà, minacciati, perseguitati, rifugiati o nel bisogno.
Nel suo intervento, mons. Shomali vescovo ausiliare di Gerusalemme ha parlato della tragedia siriana e del fondamentalismo islamico. A una domanda circa l’eventualità di un cambiamento nell’Islam, il vescovo ha risposto che tale cambiamento “non potrà venire che dall’interno dell’Islam”. Ha ricordato le iniziative del presidente Al-Sisi, in Egitto, e il suo intervento presso l’Unversità di Al-Azhar al Cairo per un rinnovamento del discorso religioso islamico, finalizzato a eliminare ogni deriva fanatica. Mons. Shomali ha anche citato la Lettera aperta al mondo musulmanodel filosofo francese e musulmano Abdennur Bidar. Questi invita l’Islam, in preda a una crisi profonda, a mettersi in gioco davanti ai problemi contemporanei e a un vero dialogo con le società occidentali. Secondo Abdennur Bidar, l’Islam si deve interrogare sul ruolo nella società di una religione che il Jihadismo vorrebbe totalitaria.
Sul punto della risoluzione del conflitto siriano, mons. Shomali ha detto: “è assolutamente necessario cooperare con Assad, presidente democraticamente eletto, al fine di sradicare il così detto Stato Islamico. Dopo di che dichiarare un cessate il fuoco immediato; poi ci saranno la ricostruzione della Siria e il ritorno dei rifugiati siriani”. A coronamento di questo processo, osserva il vescovo di Gerusalemme, “si terranno libere elezioni”.
Nella seconda tavola rotonda, l’arcivescovo emerito di Colonia, il cardinal Joachim Meisner, ha invitato i partecipanti a uno scambio sul tema delle apparizioni di Fatima e sul loro rapporto con la caduta del Muro di Berlino.

Caritas Libano ai Paesi donatori: più degli aiuti, serve fermare la guerra e il traffico di armi


AsiaNews

“La cosa più importante, il punto iniziale è fermare questa guerra. Bisogna far tacere le armi, oggi e non domani, l’urgenza aumenta ogni giorno che passa. Sino a che vi sarà la guerra non si potranno mai risolvere i problemi anzi, il conflitto è destinato a intensificarsi”.
È l’appello, lanciato attraverso AsiaNews, da p. Paul Karam, direttore di Caritas Libano, da quattro anni in prima fila nell’accoglienza del flusso continuo di famiglie siriane (e non) che fuggono dalla guerra. In questi giorni il sacerdote si trova a Londra, per partecipare alla Conferenza internazionale dei Paesi donatori iniziata oggi. “Sino a che vinceranno gli interessi personali - avverte p. Karam - e si continuerà ad alimentare il traffico di armi, a pagarne il prezzo sarà la popolazione civile, i poveri, quanti lavorano ogni giorno per guadagnare il pane quotidiano per sopravvivere e dare un’educazione ai figli”. 
A Londra si sono riuniti i leader mondiali per raccogliere i 9 miliardi di dollari necessari per rispondere ai fabbisogni dei milioni di profughi siriani, fuggiti dalla guerra civile. Il denaro servirà anche per attuare politiche di accoglienza ai rifugiati che hanno lasciato il Paese, in cerca di accoglienza nelle nazioni dell’area o verso l’Europa e il Nord America. Secondo fonti Onu nel 2015 sono stati raccolti solo il 43% dei fondi necessari (2,9 miliardi di dollari) per gli aiuti.
Il vertice dei Paesi donatori, il quarto, intende rispondere all’appello lanciato dalle Nazioni Unite che per il futuro chiedono 7,73 miliardi di dollari per la Siria, cui si aggiungono 1,23 miliardi per gli stati coinvolti nella crisi. Presenti almeno 70 fra capi di Stato e di governo, oltre al segretario generale Onu Ban Ki-moon e almeno 90 rappresentanti delle ong e degli enti attivi sul campo e in prima fila nelle operazioni di aiuto e soccorso. 
Caritas Libano in questi anni non ha mai fatto mancare l’assistenza, garantendo non solo cibo e aiuti ma anche sostegno psicologico e favorendo il confronto fra cristiani e musulmani, in particolare fra i giovani. “È importante intervenire sotto l’aspetto sanitario, garantire l’educazione dei bambini per dare loro un futuro, ma la cosa più importante è fermare la guerra. Questa è una responsabilità della comunità internazionale, che deve trovare una soluzione per bloccare il traffico di armi. Non si può continuare così… si trovano sempre i soldi per le armi, per distruggere, e non per fermare le violenze e aiutare la popolazione. Dobbiamo fermare questa tragedia”. 
Per il direttore di Caritas Libano il cammino è quello tracciato da papa Francesco nei suoi appelli alla pace. In questo senso il fallimento - attuale - dei negoziati di Ginevra è fonte di “grande dispiacere”, perché le parti “devono trovare la pace e guardare al bene del popolo, non all’interesse personale”. “Il Medio oriente è un vulcano in subbuglio - conclude il sacerdote - speriamo che la comunità internazionale si svegli, rilanciando la solidarietà fra i popoli e l’aiuto ai migranti”.