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martedì 30 gennaio 2018

Testimoni di un mondo divino: il perdono di Christine

Christine è una vittima dell'attentato del 22 gennaio sui quartieri Bab Touma e  al-Shagour di Damasco, quando numerosi colpi di mortaio sono stati lanciati dai ribelli stanziati nel Ghouta all'ora dell'uscita dalle scuole cristiane. Per la granata ricevuta le hanno dovuto amputare la gamba sinistra, mentre per la sua amica Rita, il piccolo Elias di 3 anni e altri 21 persone, si sono spalancate le porte del Paradiso. 
In questo video si può ascoltare la straordinaria testimonianza di questa forte ragazza cristiana e della sua magnifica famiglia.



Christine:  "Spero di essere l'ultima vittima del terrorismo"
                  "Vorrei continuare la mia vita come era prima, con tutti i progetti e sogni, e continuare a   studiare "
                   "Non provo alcun odio contro quell'uomo che ha buttato la bomba"

I genitori: "Siamo meravigliati dalla determinazione e volontà di Christine"
                   "Abbiamo un dolore così grande che non auguro a nessuno, neanche a quelli che ci         hanno colpito"
                   "Perdoniamo tutti, non riusciranno a fermare la Siria con questi atti terroristici".
                   "Resteremo in Siria, perchè amiamo la terra siriana"


Dal convento francescano del Memoriale di San Paolo, situato proprio nel quartiere Bab Touma, fra Bahjat Karakach testimonia
«Tantissime persone affollavano la piccola anticamera della terapia intensiva, una attesa bruciante scandita dalla preghiera di un coro di persone che in attesa di sapere se i loro cari ce la faranno, se riusciranno a sopravvivere, pur nella tragedia di aver perso una gamba o un occhio... E dall’interno si sentivano solo grida di dolore... I medici si prodigavano ma senza poter soddisfare i bisogni di decine di feriti, sopraggiunti tutti insieme dalla vicina piazza di Bab Touma. La scena era apocalittica all’ospedale Saint Louis. Me lo ha raccontato Georgette, che era lì per sostenere i genitori di una ragazza sedicenne, sua parente, che all’uscita dalla scuola è stata raggiunta, con molte altre persone, da un colpo di mortaio lanciato dalla zona di Jobar alla periferia di Damasco, occupata dai terroristi».  Continua il frate: «Cristina, la sedicenne, ha subito l’amputazione della gamba. Ma è stata “fortunata”; Rita, la sua compagna, non ce l’ha fatta. Così come Elias, che aveva appena tre anni, e altri ancora che saranno per sempre nel ricordo triste dei damasceni. Ancora una volta si riapre la ferita, mai completamente rimarginata, di una violenza assurda e gratuita, di una guerra fomentata da interessi regionali e internazionali che usano il popolo siriano quale carburante inestinguibile. La violenza che alberga nel cuore di persone indottrinate all’odio verso il diverso continua a colpire tutti indistintamente, soprattutto le chiese: ieri la cattedrale maronita e la settimana scorsa la chiesa francescana e quella dei greci cattolici. Ma le comunità cristiane restano a Damasco, come piccolo segno di riconciliazione e di speranza per tutto il popolo siriano».

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