Traduci

lunedì 20 marzo 2017

I Maristi di Aleppo... con cauto ottimismo

Lettera da Aleppo N° 29
15 marzo 2017
di Nabil Antaki, per i Maristi Blu.

Per gli abitanti di Aleppo, l’incubo terminò il 23 dicembre 2016. In quel giorno l’ultimo convoglio di ribelli e di terroristi, che occupavano i quartieri est e sud dal luglio 2012, con una supervisione neutrale lasciò la città per una provincia vicina, Idleb, ancora controllata dai terroristi di Al-Nusra. Gli Aleppini esultarono per la liberazione della loro città. Non esisteva più est e ovest. Aleppo era tornata ad essere, come è sempre stata, un’unica città sotto il controllo dello Stato Siriano. Solamente 15.000 abitanti dei quartieri est scelsero di essere evacuati per Idleb insieme ai ribelli. Gli altri, oltre 100.000, che avevano subito  l’occupazione senza averla scelta, ma semplicemente perché le loro abitazioni si trovavano lì, rimasero in Aleppo. Avevano sofferto molto, ma finalmente si sentivano sollevati dopo quattro anni di occupazione terrorista e tre mesi di assedio da parte dell’esercito siriano.
Per il milione e mezzo di abitanti dei quartieri ovest sotto controllo governativo, la liberazione portò un sentimento di sicurezza perso da più di quattro anni: la sicurezza di non ricevere più razzi, bombole del gas trasformate in bombe e tiri di cecchini, ma ottimismo prudente. Bombe continuano a cadere occasionalmente ancora oggi sui quartieri periferici nella zona ovest, lanciate da ribelli tuttora presenti ad alcuni chilometri nella periferia ovest.
Come tutti gli Aleppini, anche noi abbiamo visitato le vecchie linee del fronte, il quartiere storico Jdeideh, la città vecchia intorno alla Cittadella e i quartieri est e sud. La vastità delle distruzioni supera ciò che avevamo immaginato. A Midan, quartiere armeno, a Jdeideh, quartiere storico dei cristiani, a Hanano, à Sukari etc., la realtà supera spesso l’immaginazione. Con la liberazione, la città riprende un aspetto più normale e più civile. Tutte le strade – la maggior parte erano state chiuse da barricate o muri di pietra durante i quattro anni di guerra - sono state riaperte alla circolazione. I pedoni riempiono le vie. La gente cammina serena, senza temere la morte che la spaventava prima della liberazione. Il traffico automobilistico è denso. I semafori e l’illuminazione delle rotonde, alimentati da pannelli solari installati ad ogni crocevia, funzionano di nuovo. È ripresa la raccolta dei rifiuti ed i giardinieri comunali sono tornati al lavoro nei giardini pubblici e nelle aiuole. Le scuole e l’Università funzionano normalmente, ma cauto ottimismo.
La vita quotidiana è ancora molto difficile. L’inverno è stato particolarmente rigido, e per la penuria di oli combustibili e assenza di elettricità è stato quasi impossibile riuscire a scaldarci nei mesi di dicembre, gennaio e febbraio. Come durante gli ultimi due anni, e malgrado la liberazione, continuiamo ad essere privi di elettricità. La acquistiamo, a prezzi molto alti, da proprietari di generatori privati che abbondano sui marciapiedi della nostra bella città diventata molto brutta con questi generatori che inquinano ed i cavi elettrici che pendono ovunque. Le autorità si sono impegnate moltissimo per collegare nuovamente Aleppo attraverso l’alta tensione al circuito nazionale. Sembra che l’operazione sia riuscita e adesso abbiamo un’ora di elettricità al giorno. L’acqua corrente è ancora tagliata. Durante l'occupazione, l'acqua proveniente dall’Eufrate verso i bacini di trattamento fu bloccata perché la stazione di pompaggio era nelle mani dei ribelli di Aleppo est. Ora, la stazione di pompaggio è di nuovo sotto il controllo del governo siriano, ma l’ISIS, che occupa la piccola città di Khafsa sull'Eufrate, controlla il flusso dell’acqua. L'esercito siriano sta cercando di riconquistare Khafsa, ma cauto ottimismo.
Nel frattempo, un milione e mezzo di Aleppini continuano a utilizzare l'acqua, spesso insalubre, dei 300 pozzi in città. Le infezioni intestinali si sono moltiplicate. Alcune famiglie di sfollati sono rientrate nelle loro case; altre devono fare grandi riparazioni; altre aspettano il completamento dello sminamento e il ripristino delle infrastrutture rovinate; altre ancora, le cui abitazioni sono completamente distrutte, devono attendere la ricostruzione. I progetti di riedificazione della città sono numerosi e molte organizzazioni internazionali e nazionali hanno chiesto i permessi per partecipare al rifacimento di dieci scuole, al ripristino di duecento appartamenti, al restauro della città vecchia, etc. ... ma cauto ottimismo. Nulla è ancora iniziato. Aspettare per vedere.
La crisi economica è molto grave. In sei anni di guerra, la popolazione si è impoverita a causa della disoccupazione, e il costo della vita è aumentato vertiginosamente. Situazione paradossale: gli Aleppini non trovano lavoro, ma le piccole imprese che cominciano a timidamente a riaprire non trovano lavoratori qualificati. La maggior parte dei giovani è arruolata nel servizio militare o come riservista o ha lasciato il Paese per lidi più sicuri. Gli Aleppini hanno, ora più che mai, bisogno di aiuto per sopravvivere.
Nel frattempo, la guerra continua con il coinvolgimento di numerose forze straniere. Una parte del territorio e molti piccoli centri sono stati ripresi all’ISIS. Alcuni si trovano nuovamente sotto il controllo dello Stato siriano, altri sotto il controllo di Curdi, Turchi o islamisti. Negli ultimi due mesi, si sono svolti negoziati inter-siriani sotto gli auspici di Iran e Russia a Astana e sotto l'egida delle Nazioni Unite a Ginevra. Non c’è stato alcun progresso, ma cauto ottimismo. Si è stabilito ed accettato un elenco dei problemi, ed è stata fissata la data per la ripresa dei negoziati.
Nessuna delle centinaia di famiglie sfollate che beneficiavano dei vari programmi dei Maristi Blu è potuta tornare a casa. Abbiamo anzi inserito molte famiglie di nuovi sfollati che vivevano nei quartieri orientali e che sono venuti ad abitare con dei vecchi sfollati loro parenti. Noi, Maristi blu, non abbiamo né i mezzi né le competenze né la missione di partecipare alla ricostruzione fisica della città, ma riteniamo che la ricostruzione dell'uomo sia fondamentale e, per quanto ci è possibile, vi mettiamo tutto il nostro impegno.
Abbiamo ulteriormente sviluppato i nostri progetti educativi e ne abbiamo avviato di nuovi. Il nostro centro di formazione per adulti, "il M.I.T." continua ad organizzare due seminari al mese su tematiche ben definite per persone dai 20 ai 45 anni. Nel mese di febbraio, frère George ha tenuto un seminario su: "il perdono per la riconciliazione" e stiamo prendendo in considerazione, data la sua importanza, di riproporlo ad altri gruppi il prima possibile. Convinti della necessità di aiutare i giovani a lavorare per vivere e sfuggire al circolo vizioso guerra - catastrofica situazione economica - disoccupazione - povertà - assistenzialismo o migrazione, abbiamo organizzato, alla fine del 2016, un seminario di 100 ore in due mesi per i giovani di età compresa tra i 20 e i 35 anni sul tema: "Come realizzare il proprio progetto." Venti partecipanti hanno appreso dai migliori esperti come pensare, creare e sviluppare un progetto. Alla fine del corso, la giuria ha selezionato i quattro migliori, fattibili in termini di redditività e prospettive di successo, e li abbiamo parzialmente finanziati. Dato il buon esito dell’iniziativa, abbiamo appena ricominciato con altri quindici partecipanti. 
Recentemente, hanno preso il via diversi programmi educativi e di consulenza.
  • "Taglia e cuci" insegna ad una trentina di signore a cucire e a confezionare vestiario per la famiglia e anche per trovare un posto di lavoro nelle fabbriche di abbigliamento che riaprono e cercano operaie. Il primo gruppo sta per completare i quattro mesi di apprendimento e le iscrizioni al prossimo corso sono già numerose. Approfittiamo della loro partecipazione a corsi di cucito per offrire anche principi di formazione personale e supporto psicologico.
  • "La speranza" è un progetto che si propone di insegnare una lingua straniera, inglese o francese, a giovani madri con bambini che frequentano la scuola elementare. Infatti, l'insegnamento di una lingua straniera inizia dalla prima elementare. Le madri sono contente, perché oltre alla soddisfazione personale sarà loro possibile seguire l’istruzione dei propri figli.
  • "Douroub" accoglie bambini di 10-11 che sono stati finora trascurati dai nostri vari progetti. Con un team di tre guide, si incontrano per le attività educative e ricreative." ‘’La lotta contro l'analfabetismo" continua su due livelli. Il livello superiore, per coloro che hanno già partecipato alla prima sessione di due mesi per gli insegnamenti della terza elementare: cioè comporre frasi, lettura e scrittura. Il livello per principianti, con un nuovo gruppo di genitori e giovani analfabeti che insegna a scrivere e leggere le parole.
    - "Discipline di crescita personale e professionale" per 75 adolescenti, "Impara a crescere" e "voglio imparare", con 200 bambini dai 3 ai 6 anni, proseguono con entusiasmo i loro bei programmi per educare e sostenere i bambini ed i giovani.
    - I nostri vari programmi di soccorso continuano ad aiutare gli sfollati e i poveri. "I Maristi Blu per gli sfollati" aiuta quasi 1.000 famiglie, cristiane e musulmane, a sopravvivere per mezzo di una congrua distribuzione di panieri alimentari mensili, denaro contante per pagare un ampere di energia elettrica acquistata da generatori privati e un buono al mese per carne o pollo. Aiutiamo anche famiglie sfollate a pagare l'affitto per la loro sistemazione temporanea.
  • Il programma "Feriti civili di guerra" che, per anni, ha curato e salvato migliaia di feriti, per fortuna ha rallentato, grazie alla liberazione di Aleppo, ma continuiamo a curare sia nuovi feriti da mine, lasciate dai ribelli prima della loro partenza, sia vecchie lesioni già curate, ma che richiedono altre cure o un intervento chirurgico. Invece, il ‘’Programma medico Maristi Blu" si è sviluppato in modo significativo a causa dell'aumento della povertà, della disoccupazione e del costo della vita. Per i pazienti che non hanno i mezzi, abbiamo contribuito alle spese di interventi chirurgici, trattamenti in ospedale o per i farmaci (il prezzo dei farmaci di fabbricazione locale è aumentato del 400%) di radiografie, ecografie e test di laboratorio.
  • Il programma "Ho sete" distribuisce ogni giorno, con i nostri quattro camioncini, l'acqua nelle case di 40-45 famiglie. Per la difficoltà di riempire i furgoni ai pozzi scavati ovunque in Aleppo e presi d’assalto dalle 8 del mattino alle 10 di sera con lunghe code d’attesa, abbiamo iniziato la trivellazione dei nostri pozzi. Possiamo quindi riempire rapidamente e distribuire acqua a un maggior numero di famiglie.
  • Infine, il programma "Goccia di latte" è giunto al ventiduesimo mese, con la distribuzione a 3000 bambini. Questo progetto chiave per la crescita e lo sviluppo dei nostri figli non ha smesso un solo giorno, malgrado le difficoltà di approvvigionamento del latte, in particolare quello speciale per neonati, e l'alto costo.
  • Dopo la liberazione di Aleppo e nonostante il nostro cauto ottimismo, il compito diventa ancora più importante di prima. Anzi, enorme! Saremo in grado fisicamente, moralmente e finanziariamente di affrontare le sfide? Di aiutare gli sfollati a tornare a casa quando sarà il momento? I disoccupati a trovare un lavoro? I traumatizzati a guarire le loro ferite? I disperati a ritrovare la speranza? I bambini a vivere la loro infanzia rubata dalla guerra? Le persone a perdonare? A riconciliarsi? Saremo in grado di convincere le persone a non lasciare il Paese? L'esodo continua, e ogni giorno amici, conoscenti, volontari, dipendenti o beneficiati ci dicono un arrivederci che assomiglia di più a un addio. Nonostante tutto, continuiamo a vivere il nostro impegno e, con cauto ottimismo, appoggiamo questo estratto dal bel testo del nostro amico P. Jean Debruynne: "Resistere è ostinarsi a guardare lo stesso pezzo di cielo, anche quando è grigio o nero, anche se è come un fazzoletto imprigionato tra mura troppo alte. Resistere è non rinunciare mai a guardare il sole dall’apertura di un tombino. Resistere è essere abbastanza testardo per vedere sorgere il giorno dietro il filo spinato. Resistere non è cedere all'obbligo di tacere. Resistere è fierezza. Resistere è rifiutare l'intolleranza, l'indifferenza e la negazione delle differenze. Resistere è non mollare mai. Resistere è non accettare mai la tranquillità. Resistere è scegliere di essere responsabili. Resistere è stare in piedi davanti a Dio. In piedi e non proni o in ginocchio. Perché resistere è inventare l'amore. "
Crediamo anche che resistere sia la speranza, come a Pasqua, che dopo la morte c'è resurrezione.
Nabil Antaki | 15 marzo 2017 | Per i Maristi Blu

Traduzione : Maria Antonietta Carta

Nessun commento:

Posta un commento

Inserisci il tuo commento. Lo vaglieremo per la sua pubblicazione. Grazie