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venerdì 12 agosto 2016

Appelli di pace ed emergenza umanitaria 'selettiva'

Ringraziamo Dio:  
le suore della Congregazione di S. Giuseppe dell'Apparizione che gestiscono l'Ospedale S. Louis di Aleppo smentiscono la notizia (apparsa oggi su quotidiani cattolici)  che il loro Ospedale è stato colpito da bombe e che una o due suore siano rimaste ferite. 




Piccole Note, 11 agosto 2016

E così, dopo tanta attesa, disturbata da un fallito colpo di Stato in Turchia tentato proprio per mandare all’aria questo impossibile riavvicinamento, Putin ed Erdogan si sono incontrati. 
Un incontro che chiude i mesi di gelo, seguiti all’abbattimento di un velivolo militare russo da parte dei turchi, al quale Mosca aveva risposto emanando sanzioni durissime contro Ankara. 
Proprio le sanzioni russe sono state al centro dei colloqui: saranno gradualmente sollevate, ma, cosa molto più importante per Ankara, sarà ripristinato il progetto Turkish Stream, la nuova via del petrolio russo diretto in Europa.

E però sulla crisi siriana, il vero nodo da sciogliere per dare effettiva valenza ai rapporti tra i due Stati e per dare una speranza di stabilità alla regione, le divergenze sono ancora tutte la sciogliere.  
Significativa la sintesi delle rispettive agenzie di stampa: se quella turca, Anadolu, accenna solo a una convergenza non meglio specificata su un «obiettivo finale» (si immagina di pace), Ria Novosti dettaglia che la questione siriana sarà messa a tema in prossimi incontri, che si terranno tra i rispettivi ministri degli Esteri e dirigenti dei servizi segreti.  
Purtroppo a complicare la diatriba è la complessità della crisi siriana: i tanti attori regionali e locali ne fanno una vera e propria guerra mondiale.
Una guerra dalla quale si può uscire solo attraverso un compromesso tra Mosca e Washington. 
Compromesso che, però, finora, sembrava dover tagliar fuori la Turchia, uno dei protagonisti della crisi, dal momento che gli Stati Uniti, garanti del fronte anti-Assad, erano più propensi a favorire i loro alleati sauditi (e in generale il fronte sunnita), piuttosto che accondiscendere alle mire territoriali di Ankara.  
Ciò perché sia per Washington che per Israele, convitato di pietra di questa guerra, è sempre stato prioritario rafforzare l’asse anti-Iran piuttosto che accondiscendere alle mire territoriali turche sul suolo siriano.  
Da questo punto di vista, l’incontro tra il sultano turco e il nuovo Costantino,  avvenuto nell’omonimo palazzo di San Pietroburgo, spariglia le carte: se è vero che non è possibile chiudere la crisi siriana solo attraverso un accordo tra i due convenuti, è però possibile che Putin sia in grado di offrire a Erdogan quei benefici che invano il sultano ha preteso dai suoi alleati Nato, frenati dall’ossessione anti-iraniana. 
Putin ha molto da offrire, non solo direttamente, ma anche attraverso i suoi alleati nella regione: dall’Iran ai Paesi caucasici, area di vitale importanza per gli interessi turchi.

Vedremo gli sviluppi, purtroppo complicati dalle elezioni americane. I neocon, ormai certi dell’elezione della loro beniamina Hillary Clinton, stanno già progettando un futuro di bombe: sulla Siria come sull’Iran. In questo clima è ardua ogni possibile chiusura della crisi. 
Anzi, il prolungamento del conflitto è vitale per chi crede che la Clinton alla Casa Bianca saprà ribaltare la situazione che vede oggi Assad e i suoi alleati in vantaggio.

E per prolungare il conflitto si usa di tutto: non solo armi e miliziani, ma anche, e soprattutto, la propaganda.  
In particolare l’emergenza umanitaria, mai come in questa crisi utilizzata a scopi militari: ogni volta che sembra che la vittoria arrida alle forze lealiste, l’Onu e altre agenzie umanitarie lanciano appelli disperati sulle condizioni umanitarie del popolo siriano, completamente ignorate quando a martellare sono le forze del terrore anti-Assad.

È accaduto anche su quest’ultima decisiva, battaglia di Aleppo. Grazie all’appello dell’Onu, in parte accolto dalla Russia, le forze anti-Assad possono rifiatare, ricevere aiuti umanitari (come ad esempio le bombole di gas usate per massacrare i civili della parte opposta della città), come anche  armi e munizioni.   
Così il gioco al massacro potrà continuare per altri mesi. Quanto basta per rinfocolare le speranze dei neocon, ai quali serve prolungare il conflitto fino a che la loro protetta non siederà alla Casa Bianca. Per questi ambiti vale alla lettera il titolo di un noto film di Alberto Sordi: finché c’è guerra c’è speranza.

3 commenti:

  1. Non è un dato centrale del pezzo, ma chiamare Hillary "la beniamina dei neocon" fa saltare sulla sedia. I neocon sono repubblicani, Hillary è una democrat ed è la loro bestia nera.

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    1. Gentile lettore, abbiamo chiesto chiarimenti all'autore dell'articolo di Piccole Note. Risponde così:
      Vero, Hillary è democratica, ma non è vero che i neocon sono repubblicani. In realtà l'ideologia neocon nasce in ambito democratico, poi trasmigra nel Great Old Party nel quale innesta l'idea rivoluzionaria propria delle sue radici di sinistra. Una rivoluzione conservatrice, appunto. Peraltro spesso le loro idee assertive in politica estera hanno trovato resistenza nel partito repubblicano, mentre sono state fatte proprie dalla Clinton quando era segretario di Stato (es lapalissiano la guerra in Libia contro Gheddafi), incontrando resistenze anche nel partito democratico..

      Detto questo, per capire l'attrazione fatale dei neocon per Hillary, basta stare all'endorsement di Robert Kagan, intellettuale e analista politico di riferimento dei neoconservatori, verso la Clinton.

      http://piccolenote.ilgiornale.it/27349/paul-kagan-e-lendorsement-verso-la-clinton

      Sulla profonda avversione dell'ambito neoconservatore verso Trump, e sulla loro propensione, più o meno nascosta verso l'ex segretario di Stato, può leggere (ad esempio) anche un articolo del Foglio, quotidiano italiano che da tempo in politica estera riflette, pur nelle dovute distanze geografiche (e altro), le posizioni dei neocon americani (insomma, una fonte più che attendibile in proposito).

      http://www.ilfoglio.it/esteri/2016/03/04/trump-gop-esodo-dei-neocon-e-il-ritorno-della-vecchia-destra___1-v-139024-rubriche_c168.htm

      Uno dei punti di attrito tra Trump e i neocon è il rapporto con Mosca, che il primo vorrebbe meno conflittuale, mentre la seconda più duro rispetto all'attuale (da tener presenta sulla questione - in particolare sulla crisi ucraina - anche il ruolo di Victoria Nuland, moglie di Kagan e vice del Dipartimento di Stato americano, chiamata a ricoprire quell'incarico proprio dalla Clinton... ).
      Non mi dilungo oltre.

      La politica americana è cosa complessa. Le distinzioni tra democratici e conservatori sono parte di uno scontro politico più articolato, dove gli interessi prevalgono sulle appartenenze. Grazie del suo interessamento.

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  2. Grazie, ma proprio perché la politica americana è cosa complessa ritengo non si possa definire Hillary la beniamina dei neocon, senza altra qualificazione

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