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martedì 23 giugno 2015

Tre segni di speranza di Maria per i cristiani d'Oriente

Un Paese intero, una città storica e perfino una moschea rendono omaggio alla Vergine Madre di Gesù

Alateia

Il 13 giugno 2013, il Libano si è consacrato al Cuore Immacolato di Maria. Questa settimana, oltre a celebrare i due anni di questo atto di consacrazione, il patriarca maronita Bechara Boutros Raï lo ha esteso a tutto il Medio Oriente.

In un'omelia coraggiosa e incisiva pronunciata alla presenza di più di 5.000 fedeli nella basilica libanese di Harissa, il patriarca ha denunciato i “mercenari che ricevono sostegno finanziario, politico e militare da Paesi orientali e occidentali”.

Come risposta ai “poteri del terrore”, Raï ha affermato: “Rinnoviamo la consacrazione del nostro popolo e della nostra patria libanese, come di tutti i Paesi del Medio Oriente, al Cuore Immacolato della Vergine Maria, pieno di tenerezza e di amore per gli uomini, fratelli del suo unico Figlio”.

Raccomandando che tutti i fedeli “recitino quotidianamente il rosario per ottenere la pace nel mondo”, il cardinale ha ricordato che da 1.400 anni i cristiani cercano di costruire insieme ai musulmani “una civiltà modello per tutte le società multiculturali e plurireligiose”, e ha chiesto che questo sforzo per la concordia non venga abbandonato tra i conflitti che insanguinano attualmente la regione.

Dopo Beirut, l'immagine pellegrina di Nostra Signora di Fatima passerà anche per il Patriarcato greco-cattolico, per un monastero siro-cattolico e per la sede del Patriarcato armeno-cattolico.


Nel frattempo, anche nella vicina Siria Maria ha dato un segno di speranza ai cristiani: la statua mariana sulla sommità di una collina della località di Maaloula è appena stata ricollocata dopo che l'originale era stata distrutta nel 2013 dagli jihadisti del Fronte Nusra.

Maaloula è una piccola città di 4.000 abitanti, per la maggior parte cristiani, che parlano ancora aramaico, la lingua che parlava Gesù. Si tratta di una delle pochissime comunità del Medio Oriente che mantengono questa lingua destinata all'estinzione. Oltre all'aramaico, Maaloula ha anche conservato per secoli alcuni monasteri e alcune chiese costruiti nei primi tempi della storia del cristianesimo.

Il 6 giugno in Siria è stato inaugurato anche qualcosa di inedito nel mondo islamico: una moschea nella città litoranea di Tartous dedicata alla Vergine Maria, madre di Gesù (cfr. Aleteia). Maria è riconosciuta dall'islam come la madre del profeta Gesù.

Maria interceda per tutti i cristiani provati da un'infinità di sofferenze e persecuzioni in quelle terre in cui il cristianesimo è nato e ha iniziato a diffondersi tra i popoli!

http://www.aleteia.org/it/religione/articolo/tre-segni-di-speranza-di-maria-per-i-cristiani-doriente-5251715037134848



Piccole Note, 18 giugno 2015 

«Una nuova statua della Vergine Maria è stata inaugurata sulla montagna che domina Maalula, l’antica cittadina cristiana nell’ovest della Siria, andando a sostituire quella distrutta dai ribelli nel 2013. Le forze del regime di Assad hanno portato la statua su una macchina e diffuso le immagini su Twitter». Così sul sito del Corriere della sera.

La nota del Corriere stigmatizza come propaganda il gesto compiuto dalle autorità di Damasco. Un’aggiunta alquanto inane: al di là delle intenzioni, di fatto una statua della Madonna torna dopo anni in uno dei pochissimi luoghi al mondo dove ancora si parla l’aramaico, la lingua di Gesù. E non si può che registrare con gratitudine il dato. 
Detto questo, mentre Damasco ha compiuto tale gesto, al di là degli scopi più o meno presunti, non si registra dalla parte opposta, ovvero le varie nazioni che sostengono le forze anti-Assad (dagli Stati Uniti all’Arabia Saudita), una vaga idea similare, nonostante la situazione di Maalula sia ben nota da tempo.
Anzi esse continuano a sostenere con armi, soldi e altro i vari tagliagole che insanguinano la regione, siano essi appartenenti alle presunte forze ribelli o alle varie formazioni jihadiste, che poi sono la stessa cosa.
Questo episodio, tra l’altro, avviene pochi giorni dopo l’erezione di una moschea dedicata alla Vergine Maria a Tartus, segno che non si tratta di gesto estemporaneo ma che risponde a una sollecitazione specifica.
Al di là della propaganda (siriana o nostrana), le autorità di Damasco vogliono riaffermare di fronte al mondo quanto ripetuto dall’inizio della guerra da tutta la comunità cristiana locale e dai loro vescovi e patriarchi: in Siria la convivenza tra cristianesimo e islam diverse appartiene alla storia.
Una storia di destini incrociati che lo tsunami del radicalismo islamico (grazie ai suoi sponsor esterni) vuole e rischia di sommergere.
Possibile anche che il motivo del gesto sia da ricercare nel fatto le forze scatenate in Siria contro Assad (Isis, al Nusra etc.) abbiano chiari riferimenti satanici – tanti i simboli di tal segno usati da questi movimenti -, e che la spiritualità cristiana (o, meglio, anche la spiritualità cristiana) sia vista come un argine, anche a livello simbolico, da quanti vi si oppongono.
Propaganda o meno, resta che la Madonna non è usa a rimanere indifferente a gesti compiuti in suo onore…. Vuoi vedere che fa il miracolo? Almeno è questo quello che si augura e per cui prega il martoriato popolo siriano e quanti, di lontano, partecipano del loro dramma senza fine. 
http://piccolenote.ilgiornale.it/23928/la-madonna-torna-a-maalula

IN MEMORIAM : due anni fa a Ghassaniè padre François Murad veniva ucciso in odium fidei 


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