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martedì 16 settembre 2014

Salesiani di Siria: “ Non c’è più speranza ? ”



Lettera di  Abuna Munir El Rai
Visita alla Siria
dal 2 luglio – 4 agosto

Introduzione
In Siria, dopo ormai tre anni di conflitto armato, le persone e i giovani sono rassegnati e hanno perso molta della loro speranza e fiducia, ma non hanno perso la fede pur essendo provata. È molto difficile andare avanti perchè è quasi impossibile prevedere quando la guerra finirà e soprattutto è difficile capire cosa succederà dopo, e quanto tempo ci vorrà per ricostruire tutto. E, come se non bastasse, si ha grande paura degli estremisti islamici e di quello che potrebbe accadere.
Per questo motivo moltissime persone, senza alcuna distinzione religiosa, stanno emigrando. La percentuale di cristiani che è partita è molto elevata e questo fenomeno ha gettato nello sconforto le persone che hanno deciso di rimanere. Pur di partire, intere famiglie sono pronte a vendere tutti i loro averi e a correre rischi enormi.
La perdita del lavoro, il caro-vita e una situazione politica molto complessa sono sicuramente tra le cause di questo fenomeno migratorio massiccio.
Non dobbiamo poi dimenticare tutto ciò che sta accadendo attorno alla Siria. Si pensi alla situazione dei Cristiani in Iraq, o a ciò che sta accadendo in Libano.
Il problema dell’emigrazione è un dramma da conoscere e da affrontare e tutti, a partire dalla Comunità Internazionale e dalle Nazioni Unite, dovrebbero contribuire a risolvere questa grande catastrofe.

È difficile continuare a mantenere viva la speranza, ma ci sono segnali positivi che fanno capire che le persone che restano in Siria fanno affidamento sul loro grandissimo coraggio. La vita continua, ci si sposa, si organizzano feste. I giovani continuano ad andare a scuola e all’università e chi può si inventa un nuovo lavoro, svolgendo anche attività molto umili. C’è forte spirito di adattamento e ogni occasione è buona per poter festeggiare. Chi rimane, non ha alcun timore a mettersi in gioco, ma fino a quando questa forza di volontà durerà?

Queste considerazioni e riflessioni sono come una premessa e un risultato della mia recente visita alle presenze Salesiane in Siria e al vicino Libano. Questa mia comunicazione è come un resoconto di tale mia visita, e in essa vorrei presentare sia l’aspetto umano e sociale, sia le opere salesiane e le loro attività in tali frangenti.

Salesiani di Kafroun
Mercoledì 2 luglio 2014 sono entrato in Siria dal Libano e ho immediatamente visitato la comunità di Kafroun. La strada che ho percorso era relativamente tranquilla, ma sono rimasto impressionato dalle numerose foto, poste ai lati della strada, che sono lì a ricordare i tanti caduti di questa guerra che dura ormai da tre anni.
La comunità di Kafroun accoglie gli sfollati provenienti soprattutto dalla famiglia Salesiana di Aleppo. Gli sfollati sono prevalentemente familiari dei cooperatori, parenti dei Salesiani o familiari di qualche collaboratore.
La casa è meravigliosamente diretta da un unico missionario italiano, Don Luciano Buratti, che può contare sul prezioso aiuto dei cooperatori salesiani, tutti laici che portano avanti le attività presso l’oratorio e il Centro Giovanile.
Per la prima volta, all’interno dell’Ispettoria del Medio Oriente (MOR), l’amministrazione della casa è stata affidata a un economo laico, il Sig. Johnny Ghazi.
Durante la mia visita ho avuto il piacere di partecipare alle attività dell’oratorio e, in particolare, all’inizio dell’Estate Ragazzi che ha visto la partecipazione di almeno 300/350 ragazzi di cui molti sono sfollati. La zona di Kafroun è una delle più tranquille della Siria. Per questo motivo molte famiglie provenienti da Homs, Damasco e Aleppo sono venute a vivere in questa vallata.
Mi hanno chiesto di inaugurare le attività e di fare un discorso di apertura. Ho voluto parlare ai ragazzi della vera gioia, quella che nasce dal cuore grazie al nostro incontro con Cristo. Ho detto loro che nelle situazioni di grande sofferenza dobbiamo affidarci a Cristo che sicuramente ci darà conforto.
In oratorio sono stati aperti anche corsi di preparazione alla scuola media e di preparazione agli esami di maturità. I Salesiani sono riusciti a coinvolgere un buon numero di professori che ora insegnano ai ragazzi.
Dobbiamo ringraziare la Provvidenza che, tramite parecchi benefattori, negli ultimi due anni ci è venuta incontro e ci ha permesso di accogliere e ospitare gratuitamente una cinquantina di famiglie. Dobbiamo, inoltre, ringraziare i tanti collaboratori e benefattori che ci hanno aiutato e sostenuto nel portare avanti le attività dell’oratorio.

Salesiani di Aleppo
Sabato 5 luglio 2014, accompagnato da una famiglia, siamo partiti in auto per raggiungere Aleppo. Abbiamo percorso una strada relativamente sicura, ma che mi ha permesso di vedere la grande distruzione che questa lunga guerra ha provocato. Ho pensato a quante persone hanno combattuto, hanno sofferto e sono morte. Ho visto i segni di una guerra feroce un po' dappertutto. Ho visto villaggi completamente vuoti, case diroccate o completamente distrutte. La distruzione fa piangere il cuore e la brutalità della guerra ha profondamente colpito la vita quotidiana delle persone.
Dopo quasi 7 ore di viaggio e diversi posti di blocco superati, siamo arrivati ad Aleppo utilizzando una strada secondaria. Non venivo qui da almeno un anno e mi ha davvero impressionato vedere una città sofferente, interamente colpita e fiaccata dalla guerra. Si nota chiaramente che in città regna il caos, come si capisce benissimo che Aleppo è stata una delle città più colpite dal conflitto.
È sempre molto emozionante arrivare al Centro Salesiano dove io sono nato, sono cresciuto e ho vissuto da Salesiano. Ho gioito molto nel vedere i Salesiani, i ragazzi e giovani. Sono stato accolto molto calorosamente da tutti. Mi hanno abbracciato, baciato e gettato addosso dell’acqua, ovvero il loro bene più prezioso. È da almeno quattro mesi che manca l’acqua potabile!
Abbiamo cantato, abbiamo gioito e ci siamo abbracciati. Il centro salesiano è veramente un’oasi di pace e di speranza!
Prima di andare a dormire sono rimasto colpito dal cartello che ho trovato affisso sulla porta di camera mia. C’era scritto: “Benvenuto ad Aleppo che resiste pur essendo considerata una delle città più pericolose al mondo”.
La domenica mattina ho celebrato una messa in ricordo di Jacques, un ragazzo di 11 anni morto mentre veniva da noi al catechismo nel gennaio 2014.
Durante la mia permanenza ad Aleppo ho cercato di visitare diverse zone della città e ho visto solamente distruzione e dolore. La quotidianità è caratterizzata dai combattimenti e dalla mancanza di elettricità e acqua. Si è cercato di sopperire alla mancanza d’acqua scavando alcuni pozzi, ma parte della popolazione si è ammalata perché l’acqua è infetta. In alcuni casi è possibile comprare acqua di pessima qualità a prezzi molto alti e questo fa soffrire molto le persone.
Ogni famiglia ha un parente ferito, morto o rapito. I giovani non ce la fanno più e vorrebbero partire, sarebbe disposti ad andare ovunque. I giovani hanno perso la speranza. Negli ultimi due anni non sono mai usciti dalla città e ogni giorno convivono con la morte, uscendo di casa senza sapere se saranno in grado di tornarci a causa delle continue esplosioni.
Le persone sono stanche, stressate e depresse. Ecco perché molti di loro hanno lasciato Aleppo per spostarsi in altre zone o per emigrare all’estero.

I Salesiani, assieme alla chiesa locale e a tutti gli uomini di buona volontà non cristiani stanno facendo veri e propri miracoli per sostenere in tutti i modi la popolazione. All’estate ragazzi si sono iscritti più di 600 ragazzi e giovani. La popolazione ha ringraziato i Salesiani per tutto ciò che stanno facendo attraverso il sostegno economico alle famiglie e l’organizzazione di attività spirituali e ricreative per tutti. Il direttore Don Georges Fattal, assieme a Don Simon Zakarian e il diacono Pierre, che li ha aiutati nel periodo estivo, hanno dato una grande testimonianza di generosità, amore e dedizione per i giovani.
Ho avuto un bell’incontro con gli animatori che, nonostante tutte le varie difficoltà, danno gratuitamente il loro tempo per stare con i ragazzi e trasmettere loro gioia e un pò di serenità. Ho incontrato anche i Salesiani cooperatori, che sono indispensabili, e ho infine avuto modo di incontrare singolarmente alcune famiglie e alcuni giovani. È molto importante ascoltare le loro sofferenze: hanno bisogno di condividere spiritualmente e umanamente ciò che stanno provando. Avevano bisogno di sfogarsi e io ho fatto del mio meglio per confortarli.
Il Signore poi ci ha benedetti e ci ha donato una nuova vocazione, l’unica di tutta l’ispettoria MOR (Medio Oriente)  proviene da un luogo di grande sofferenza.

Salesiani di Damasco
Da Aleppo sono dapprima tornato a Kafroun e poi mi sono diretto a Damasco, accompagnato da una famiglia. Sulla strada che abbiamo percorso si vedevano chiaramente le conseguenza della guerra in corso.
Arrivato alla Casa di Damasco ho avuto la gioia di incontrare i confratelli, ovvero il Direttore Don Alejandro Leon, il suo vicario Don Munir Hanasci e Don Felice Cantele. I tre confratelli sono stati coadiuvati dal prenovizio siriano Mehràn, delle zone della Mesopotamia, che quest’anno parte per il suo periodo di noviziato a Genzano di Roma.
Ho avuto il piacere di partecipare alle attività dell’Estate Ragazzi che hanno visto l’afflusso di più di 350 ragazzi e giovani provenienti da zone abbastanza lontane dal centro, a circa un’ora di macchina. È stato bello vedere come i ragazzi abbiano voluto partecipare alle attività, pur dovendo rischiare a causa dei molteplici posti di blocco sulla strada. Per aiutarli i Salesiani li vanno a prendere e li riportano a casa in pullman e garantiscono loro almeno un pasto presso il Centro.
I ragazzi partecipano con gioia alle tante attività preparate dagli animatori e sono entusiasti di poter vivere qualche momento di tranquillità, pace e spensieratezza.
Abbiamo celebrato una Messa in cortile perchè la chiesa non riusciva a contenere tutti i presenti e l’abbiamo terminata con una processione e l’ostensione del Santissimo a cui abbiamo affidato la pace in Siria.
Ho discusso con i ragazzi di quello che sta accadendo nel loro Paese e di come la Siria sia stata colpita dal Maligno. Nessuno di loro riusciva ad accettare che fosse possibile compiere così tante atrocità.
Ho poi incontrato entrambe le comunità delle Figlie di Maria Ausiliatrice. Nella prima le suore gestiscono una scuola per l’infanzia e organizzano corsi di tagli e cucito per le donne, mentre l’altra comunità gestisce l’ospedale italiano di Damasco.
Anche qui a Damasco, come succede a Kafroun e ad Aleppo, i nostri Salesiani portano avanti attività di supporto socio-economico per alcune famiglie. Ho incontrato alcune di loro in diversi quartieri della città. Una di queste famiglie, che vive in una zona di frontiera e il cui padre è appena morto per malattia, mi ha fatto capire cosa sia la rassegnazione. Pur essendo in zona di guerra nessuno di loro vuole lasciare la propria casa, perché con la morte del loro padre per loro la vita è finita. Continuavano a ripetermi Inte u hàzzak, dipende tutto da quanto sarai fortunato. Perciò, biddna na’ìsh, vogliamo vivere! Nonostante tutto, anche se solamente in alcuni quartieri, la vita quotidiana continua e negozi e ristoranti sono aperti.
I Salesiani, infine, sono riusciti a organizzare un bel campeggio e hanno portato i ragazzi e i giovani nel nostro centro di accoglienza di Maarra e hanno passato diversi giorni tutti insieme in un clima di fraternità e di serenità.
Da Damasco sono tornato nuovamente in Libano per visitare e incontrare i nostri confratelli Salesiani a Al Houssoun dove abbiamo un oratorio/centro giovanile e a Al Fidàr dove c’è invece una scuola tecnica. Anche in questa comunità i Salesiani, insieme con i cooperatori, portano conforto e assistenza ai nostri profughi siriani che vivono in situazioni difficili e possono contare su un sostegno spirituale e socio-economico.

Conclusione
Ciò che sta capitando in Siria è molto complesso, poichè operano varie componenti e potenze interne ed esterne, ed è difficile capire quale sarà la soluzione di tutto ciò. Ad oggi non c’è alcun segnale che faccia percepire la volontà di arrivare a una pace duratura. Ci sono molti interessi in gioco e a pagarne le conseguenze sono le persone comuni e i ragazzi e giovani, e in modo speciale anche le minoranze cristiane.
È un momento particolare per tutto il Medio Oriente, è un momento delicato e di grande trasformazione storico-politica. Le conseguenze di queste guerre porteranno alla costruzione di un altro Medio Oriente che sarà ferito, debole e diviso, dove sono a rischio le comunità cristiane ed altre minoranze.
Per questo motivo chiediamo al Signore di darci la vera pace e di purificare il cuore degli uomini, affinché ne possano capire il senso e ambire a una convivenza il più possibile pacifica. Che il Signore conceda forza, coraggio, costanza ai nostri fratelli cristiani in questi momenti drammatici della nostra storia, e a tutto il popolo “dell’amata Siria”.

Abuna Munir El Rai
SDBMOR

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