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venerdì 4 luglio 2014

Aleppo, i terroristi tagliano l'acqua



La città di Aleppo, da mesi frazionata in zone sotto il controllo dell’esercito e altre in mano alle milizie islamiste, è allo stremo ed è ora senza acqua potabile. 


Oggi la popolazione ha lanciato un appello in 15 lingue intitolato “Aleppo ha bisogno di acqua” rivolto all’Onu e altre agenzie umanitarie. 
Scritto lo scorso 2 luglio, il messaggio è stato rilanciato attraverso Inews un network gestito dai giovani della città, con oltre 20mila followers. 





Di seguito il testo completo dell’Appello:
"Colleghi, funzionari presso le Nazioni Unite, l’UNICEF e tutte le associazioni internazionali che operano nel campo dei diritti umani. Vorremmo informare che l’acqua nella città di Aleppo è stato tagliata dai gruppi terroristici armati durante i bombardamenti di questi ultimi giorni. Essi hanno distrutto le principali condotte della città situate nella zona di Suleiman Al-Halabi. Finora, nessuna squadra di tecnici, militari o personale della Mezzaluna rossa è riuscita a raggiungere la zona danneggiata dai bombardamenti a causa del continuo fuoco dei gruppi armati. Nella città si stanno gradualmente diffondendo casi di epidemie e avvelenamento da acqua contaminata. Vi preghiamo di inviare, attraverso la nostra pagina quella di altri media siriani delle dichiarazioni di condanna di questo atto, in modo da fare pressione sui gruppi armati e permettere alle squadre di soccorso di raggiungere la zona e ripristinare l’erogazione di acqua potabile. Vi preghiamo di diffondere il nostro appello e speriamo che voi siate davvero dei difensori dei diritti umani. Speriamo che vogliate accogliere le nostre richieste e agire in nostro soccorso, altrimenti è chiaro che siete dei difensori dei diritti umani solo di facciata che stanno a guardare la fine di un’intera popolazione". 
http://erebmedioriente.tumblr.com/post/90696915681/siria-aleppo-i-terroristi-tagliano-lacqua





La gente di Aleppo prigioniera di una guerra voluta da "altri"


S.I.R.  Giovedì 03 Luglio 2014

Georges Abu Khazen, vicario apostolico latino, denuncia "l'ipocrisia delle grandi potenze internazionali", perché acquistare petrolio dall'Isil "significa finanziare la guerra, sostenere il terrorismo e non combatterlo". Le necessità di rendersi conto degli errori commessi e di avviare subito i negoziati di pace. Cresce la solidarietà fra musulmani e cristiani, mentre i bimbi vedono la morte dappertutto

 “Ad Aleppo si continua a morire ogni giorno - racconta monsignor Georges Abu Khazen, vicario apostolico latino della città - si muore per la guerra, la fame e la sete”. In città, spiega il religioso francescano, “mancano acqua ed elettricità che vengono erogate solo per pochissime ore al giorno. In alcune zone l’acqua non arriva neppure. La popolazione è in ginocchio e si sobbarca lunghi tragitti, a piedi, per riempire ghirbe, secchi e bottiglie. A patire di più sono i bambini, gli anziani e le persone malate. In questo periodo qui, ad Aleppo, fa molto caldo e la mancanza di energia elettrica non consente l’accensione dei condizionatori d’aria. E quando l’elettricità viene erogata non è sufficiente a far funzionare gli apparecchi domestici come i frigoriferi. Sono mesi ormai che in città non abbiamo la possibilità di conservare gli alimenti e siamo costretti a comperare cibi che non hanno bisogno di essere tenuti in fresco come la carne, per esempio, che non si mangia da molto tempo. I negozi sono aperti per vendere quel poco che si riesce a reperire. Con Caritas Siria abbiamo organizzato, insieme alla Mezzaluna rossa locale, la distribuzione di aiuti umanitari alla popolazione, sia musulmana che cristiana. In questa situazione critica, difficile, vediamo anche la bellezza di relazioni che si rafforzano, famiglie cristiane e musulmane che condividono quel poco che hanno, che si aiutano vicendevolmente. I nostri fratelli musulmani stanno scoprendo la bellezza della carità cristiana”.

La mancanza di acqua provoca problemi anche di natura igienico-sanitaria. Come state fronteggiando questa emergenza?

“Le cure mediche e le medicine vengono garantite in qualche modo dalla grande generosità di medici e infermieri degli ospedali pubblici e privati e grazie anche al grande sostegno della Croce Rossa internazionale e della Mezzaluna Rossa. Ma c’è un’altra grande emergenza ed è quella che riguarda i bambini”.

Che genere di emergenza?
“Ogni giorno sentiamo i colpi di mortaio, le bombe e gli scontri a fuoco nei quartieri della città. Ogni giorno contiamo i morti sulla strada con brandelli di corpi sparsi un po’ ovunque e sotto gli occhi di tutti, soprattutto bambini. Questi vedono gente morire in ogni momento. Stiamo pensando con Caritas Siria e altri organismi umanitari di organizzare dei team di aiuto psicologico per i più piccoli”.

Come vivono, invece, i cristiani rimasti in città? “Risentono della grave situazione come il resto della popolazione. A livello pastorale cerchiamo di continuare le attività, Messe, catechesi e incontri, con quei pochi che vengono. Molti, infatti, scelgono di restare in casa per paura di essere colpiti o attaccati”.

Che notizie vi giungono dall’Iraq? Cosa pensa della nascita del Califfato dell’Isil?
“Siamo molto preoccupati per quanto sta avvenendo in Iraq dove, secondo alcuni osservatori, è in atto un complotto ordito da qualche potenza forse internazionale e regionale. L’Isil ha occupato un vasto territorio che va dalle porte di Aleppo fino in Iraq, e con diversi giacimenti di petrolio pronto ad essere venduto a tanti Paesi stranieri. Acquistare petrolio significa finanziare la guerra, sostenere il terrorismo e non combatterlo. Questa è l’ipocrisia delle grandi potenze internazionali che non vedono ciò che davvero sta accadendo in questa area e così facendo si rendono complici di tutta questa violenza. Appoggiano dei terroristi che non hanno timore ad affermare che la loro bevanda preferita è il sangue. Le crocifissioni, le uccisioni che sono state mostrate non sono nulla rispetto a ciò che accade”.

Esiste una via di uscita da questa guerra che sia realmente percorribile?
“La soluzione non è finanziare o armare i contendenti. Le potenze internazionali riconoscano con coraggio di aver sbagliato nel fornire loro armi e si adoperino per metterli tutti intorno ad un tavolo per trovare una soluzione negoziale. Abbiano il coraggio della pace”.


L'Occidente tace sulla sete imposta al popolo di Aleppo; in compenso, dopo la richiesta di Obama di addestrare, armare, foraggiare i ribelli,  ora BBC rivela che anche il Regno Unito ha elaborato  un piano per addestrare ed equipaggiare un esercito di 100.000 ribelli siriani per sconfiggere il presidente Bashar al-Assad

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