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sabato 19 gennaio 2013

Ci vogliono terrorizzare, per questo noi cristiani fuggiamo

Appello dalla popolazione della Mesopotamia, abbandonata a se stessa

Hassakè, capoluogo della Mesopotamia (Siria Orientale), è una città fantasma, isolata dal resto del mondo. La popolazione soffre il freddo, non ha carburante, l'acqua scarseggia, c'è solo un'ora di elettricità al giorno. Oltre 25mila cristiani (siro-ortodossi, siro-cattolici, caldei, armeni) assiepati nella città, molti dei quali rifugiati dalle aree circostanti, lanciano un allarme per la sopravvivenza tramite alcuni messaggi pervenuti all'Agenzia Fides. 


Agenzia Fides 17/1/2013

Dopo l’appello diffuso due mesi fa dai tre Vescovi della regione, che “lanciavano un SOS per evitare la catastrofe” (vedi Fides 23/11/2012), “nulla è stato fatto: nessuno si cura della popolazione stremata di Hassake, che ha urgente bisogno di aiuti umanitari”, ribadiscono i Presuli.
I Vescovi, come il siro-cattolico Mons. Jacques Behnan Hindo e il siro-ortodosso Mons. Matta Roham, stanno intensificando i contatti con gli altri leader cristiani siriani e con le organizzazioni umanitarie, ma la riposta che ricevono non lascia spiragli: “E’ impossibile portare aiuti ad Hassakè perchè è troppo pericoloso e mancano le minime condizioni di sicurezza”.
Dopo la città di Tall Tamr, la regione è infestata da gruppi islamisti e terroristi che impongono numerosi posti di blocco sulle strade. Si tratta dei militanti di “Jubhat el Nosra”, fazione salafita che anche gli Stati Uniti hanno di recente inserito nela lista nera dei “gruppi terroristi”. A loro si aggiungono banditi comuni che compiono rapine, razzie, sequestri, saccheggi, anche in città. La popolazione “sta morendo lentamente, abbandonata a se stessa”, nota a Fides p. Ibrahim, prete cristiano residente ad Hassakè.
Hassakè -chiesa armena
“La popolazione soffre la fame e vive nel terrore” racconta. “Ogni giorno, alle 3 del pomeriggio, scatta una sorta di coprifuoco, perchè per le strade scorrazzano gruppi armati. Si susseguono i sequestri, a volte con richiesta di riscatto, a volte no. Nei giorni scorsi due fratelli della famiglia Bashr e due giovani della famiglia Fram sono stati uccisi a bruciapelo per strada. I giovani cristiani sono minacciati e terrorizzati, al 90% sono fuggiti dalla città. Se i giovani se ne vanno, a cosa serviranno le nostre chiese?”, dice sconsolato.
Secondo quanto racconta all’Agenzia Fides" Georgius, studente universitario cristiano che ha la famiglia ad Hassakè e che da pochi giorni si è rifugiato in Libano, “i miliziani con le bandiere nere del gruppo Jubhat el Nosra hanno preso di mira tutti i giovani nati fa il 1990 e il 1992. Li cercano, li accusano di essere militari in servizio di leva, li uccidono a sangue freddo. Vogliono terrorizzare i giovani per impedire di arruolarsi”. La popolazione di Hassakè, allo stremo delle forze, riferisce Georgius, “teme l'assalto finale alla città che potrebbe causare l' esodo definitivo dei cristiani da Hassakè”

http://www.fides.org/aree/news/newsdet.php?idnews=40793&lan=ita

L'Arcivescovo siro-ortodosso Roham: per sopravvivere al freddo si bruciano anche gli antichi alberi della Mesopotamia


il fiume Eufrate

Agenzia Fides 16/1/2013

Hassaké (Agenzia Fides) - Tra i disastri che segnano l'inverno di guerra sofferto dalle popolazioni siriane c'è anche la distruzione progressiva dell'ambiente e in particolare delle esigue aree boschive, come quelle finora conservate nell'area protetta di Jebel Abdel Aziz, nella Mesopotamia siriana. A lanciare l'allarme su questo ulteriore effetto della tragedia siriana è l'Arcivescovo siro-ortodosso Eustathius Matta Roham, titolare della sede metropolitana di Jazira e Eufrate.
In un appello inviato all'Agenzia Fides, Mons. Roham racconta di aver constatato di persona gli effetti rovinosi della guerra sul patrimonio naturale, in un recente sopralluogo nel Parco nazionale. “I poveri beduini dei sobborghi di Hassaké” scrive nel suo appello l'Arcivescovo, “hanno tagliato tutti gli alberi antichi”. Un saccheggio avvenuto sotto gli occhi dei guardiani del Parco, che non se la sono sentita di fare resistenza davanti alle ragioni di chi cercava legna per sopravvivere al freddo, in un Paese dove nessuno trova più combustibile per riscaldare le case e i black out elettrici si susseguono senza tregua.
La deforestazione selvaggia e i danni all'ambiente – nota l'Arcivescovo Roham – sono un effetto collaterale della catastrofe siriana fatta di “morti, distruzione, inflazione, povertà, emigrazione, rapimenti”.

"1.500 unità di attrezzature farmaceutiche e industriali sono state smantellate, requisite e trasportate dalla città di Aleppo in Turchia ", ha detto l'Ambasciatore siriano Jaafari nel corso della discussione sulla lotta al terrorismo in seno al Consiglio di Sicurezza.
Nel suo messaggio, Mons. Roham riferisce anche dei saccheggi subiti dalle case dei cristiani fuggiti da Ras- Al- Ayn, la città ai confini con la Turchia che due mesi fa è stata al centro di scontri tra ribelli e truppe lealiste.

http://www.fides.org/aree/news/newsdet.php?idnews=40786&lan=ita


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