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sabato 22 dicembre 2012

«Natale nella nostra Aleppo sfigurata»

È un Natale che richiede una grande fede quello che si apprestano a vivere i cristiani della Siria. Ed è il Natale che ci racconta questa lettera inviata agli amici e sostenitori dalla comunità di Aleppo delle Suore di San Giuseppe dell'Apparizione, una congregazione francese che presta il suo servizio nell'ospedale Saint Louis, uno dei pochi rimasti aperti nella città sventrata da mesi dalla guerra.


Tratta dal sito dell'Oeuvre d'Orient , MISSIONLINE  la propone in una sua traduzione.

22-12-2012   Natale è ormai vicino ... E quest'anno è un Natale particolare in tutto il mondo, sembra quasi che ogni Paese sia segnato da disordine e violenza.

Qui in Siria viviamo una guerra senza nome che non finisce mai. Ed è da questo luogo sfigurato che vogliamo condividere la nostra vita di ogni giorno e offrirvi i nostri migliori auguri di Buon Natale, nella speranza che il nuovo anno porti pace e riconciliazione.

L'attesa è lunga nella notte in cui viviamo, ma è una notte che sperimentiamo riempita dalla Sua presenza. Avvertiamo il sostegno che ci state dimostrando con le vostre preghiere e la vostra vicinanza fin dall'inizio di questi eventi, e per questo diciamo un grande grazie a ciascuno di voi.

La situazione ad Aleppo sta diventando sempre più critica e sempre più difficile. Le parole non sono sufficienti per descrivervi l'orrore e la sofferenza che le persone vivono. La città è diventata irriconoscibile per la sua economia, la vita sociale, e ogni giorno nuove notizie ci rattristano profondamente: le aree industriali, le fabbriche, le attività che davano lavoro a migliaia di persone sono state bruciate, i negozi saccheggiati, diversi ospedali, uffici pubblici, chiese, moschee, monasteri devastati.... 

Nei rari momenti di calma, quando le armi da fuoco tacciono, speriamo che la situazione migliori, ma poi improvvisamente torna il rumore di mitragliatrici, mortai, attacchi a diffondere il terrore. I morti e feriti nelle strade sono stati soccorsi a rischio della vita, perché i cecchini continuano a sparare dai loro rifugi.

La povertà si sta trasformando in miseria e fame a causa del costo della vita che è quadruplicato, soprattutto per gli alimenti di base. L'elettricità si è interrotta a causa di un attacco alla centrale: tutta la città è rimasta al buio per tre giorni ed è stato impressionante. Black-out più brevi si susseguono tuttora e lo stesso vale per le linee telefoniche, quelle dei cellulari, le reti internet...

Il carburante e il gas sono difficili da reperire. Fortunatamente il nostro generatore riceve ancora il necessario per rifornire tutte le attrezzature dell'ospedale e il generatore d'ossigeno, altrimenti dovremmo bloccare l'ammissione dei pazienti. Il pane è scarso ed è distribuito a seconda dell'operatività dei forni, che dipende da quando riescono ad arrivare la farina e l'olio. L'acqua arriva solo poche ore al giorno, quando arriva... Potete immaginare la sofferenza della gente, soprattutto nei quartieri più a rischio.

L'assistenza sanitaria è in condizioni disastrose. I centri e gli ospedali che non sono stati colpiti (come il nostro) continuano a funzionare, ma con perdite enormi, buona parte dei medici hanno lasciato la città perché minacciati. E a questo va aggiunta la difficoltà nel reperire i farmaci... Problemi molto gravi toccano le migliaia di rifugiati, con l'arrivo dell'inverno si muore di freddo. Gli aiuti umanitari non vengono più distribuiti con continuità, e per i bambini non si trova il latte.

I cristiani sono presi di mira e minacciati, gli insorti distruggono le loro case per farli fuggire e prenderne possesso. Molti sono stati uccisi e altri sono sfollati altrove o hanno lasciato il Paese. Le strade sono ancora pericolose. La scorsa settimana due vescovi maroniti e armeni sono sfuggiti alla morte sulla strada per l'aeroporto, il loro autista Joseph al suo ritorno come tanti altri è stato arrestato e ucciso. I rapimenti sono senza sosta con richieste di riscatto ingenti. E quante auto rubate in pieno giorno. «Perisce il giusto, nessuno ci bada. I pii sono tolti di mezzo, nessuno ci fa caso. Il giusto è tolto di mezzo a causa del male» (Isaia 57,1).

In questa situazione dura e difficile noi continuiamo ad essere presenti per alleviare le sofferenze, ma siamo preoccupate per il futuro, perché ci chiediamo per quanto tempo ancora potremo andare avanti.
Noi crediamo alla Provvidenza, che fino ad ora non ci ha abbandonato per venire aiuto ai bisognosi, agli ammalati, ai feriti della guerra, al nostro personale che rimane qui da noi perché non può tornare a casa oppure una casa non ce l'ha proprio più; ma le risorse diminuiscono e la cassetta delle offerte per i poveri è vuota.

In questo contesto talvolta proprio molto duro ciascuna di noi è determinata a donarsi fino alla fine nell'amore e nella fedeltà al nostro carisma, finché il Signore vorrà conservarci in questa nostra missione.
Scrivendo questa lettera vogliamo dirvi che è il Signore a continuare a proteggerci. In teoria la nostra zona dovrebbe essere calma e iper protetta, dal momento che siamo circondati da barriere di difesa avendo una caserma della polizia accanto a noi. E invece ieri per la terza volta un obice di mortaio (una bomba da 35 chilogrammi di esplosivo) è caduto sul nostro terrazzo e come le altre due volte non è esploso. Si tratta di un miracolo di Dio!
San Giuseppe, sentinella disarmata, continua a proteggerci e a vegliare su di noi e lo farà fino alla fine.
Credeteci con noi!

Continuiamo a rimanere in comunione nella preghiera, in questo Anno della fede, perché l'Emmanuele, Dio con noi, ci rafforzi nella speranza e ci conceda pace e salvezza, per continuare la sua opera di misericordia.

Con tutto il cuore vi auguriamo un Buon Natale e un felice anno nuovo 2013

Le suore della Comunità di Aleppo
http://www.missionline.org/index.php?l=it&art=5196

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