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giovedì 21 giugno 2012

Pressante e accorato appello del Papa per la Siria

La riconciliazione fermi una violenza che rischia di coinvolgere l'intera regione
Da Radio Vaticana 21-06-12
Benedetto XVI chiede che “non venga risparmiato alcuno sforzo, anche da parte della comunità internazionale, per far uscire la Siria dall’attuale situazione di violenza” e che “sia garantita la necessaria assistenza umanitaria”. L’accorato appello del Papa è contenuto nel discorso multilingue rivolto ai circa 80 partecipanti all’85.ma Assemblea della Roaco, Riunione delle Opere in aiuto alle Chiese Orientali, ricevuti stamani in udienza nella Sala Clementina, in Vaticano. La Roaco, lo ricordiamo, si è riunita in assemblea a Roma da lunedì scorso fino a ieri. 
Lo sguardo di Benedetto XVI abbraccia la Siria e le sue ferite. Nel discorso alla Roaco, guidata dal suo presidente, il cardinale Leonardo Sandri, anche prefetto della Congregazione per le Chiesa orientali, il Papa chiede aiuto per questo Paese martoriato:

“Que ne soit épargné aucun effort, également de la part de la communauté...
Non venga risparmiato alcuno sforzo, anche da parte della comunità internazionale, per far uscire la Siria dall’attuale situazione di violenza e di crisi, che dura già da molto tempo e rischia di diventare un conflitto generalizzato che avrebbe conseguenze fortemente negative per il Paese e per l’intera Regione”.

“J’élève aussi un pressant et douloureux appel pour que, face au besoin extrême…
Elevo anche un pressante e accorato appello perché, davanti al bisogno estremo della popolazione, sia garantita la necessaria assistenza umanitaria, anche a tante persone che hanno dovuto lasciare le loro case, alcune rifugiandosi nei Paesi vicini”.

Il valore della vita umana è un bene prezioso da tutelare sempre, ricorda infatti Benedetto XVI che esprime anche la sua vicinanza “alle grandi sofferenze dei fratelli e delle sorelle di Siria, in particolare dei piccoli innocenti e dei più indifesi”.

“Que notre prière, notre engagement et notre fraternité concrète dans le Christ, …
La nostra preghiera, il nostro impegno e la nostra fraternità concreta in Cristo, come olio di consolazione, li aiuti a non smarrire la luce della speranza in questi momenti di buio e ottenga da Dio la sapienza del cuore per chi ha responsabilità, affinché cessi ogni spargimento di sangue e la violenza, che porta solo dolore e morte, lasci spazio alla riconciliazione, alla concordia e alla pace”.

Il Papa rivolge quindi con forza l’esortazione a perseverare nel movimento di carità che la Congregazione segue affinché la Terra Santa e le altre regioni orientali ricevano “il necessario sostegno spirituale e materiale”. L’attuale congiuntura economico-sociale colpisce, in modo ancora più preoccupante, le aree del mondo più svantaggiate, nota il Pontefice. E questo processo coinvolge in modo particolare l’Oriente, “madrepatria di antiche tradizioni cristiane”, generando “insicurezza e instabilità anche a livello ecclesiale e in campo ecumenico e interreligioso”. “Si tratta di fattori – sottolinea ancora Benedetto XVI – che alimentano le endemiche ferite della storia e contribuiscono a rendere più fragili il dialogo, la pace e la convivenza fra i popoli, come pure il rispetto dei diritti umani, specialmente quello alla libertà religiosa personale e comunitaria”.

Tale diritto va garantito nella sua professione pubblica e non solo in termini cultuali, ma anche pastorali, educativi, assistenziali e sociali, tutti aspetti indispensabili al suo effettivo esercizio”.

Quindi, il Papa ribadisce il richiamo a essere “segni eloquenti della carità che sgorga dal cuore di Cristo” e “presenta al mondo la Chiesa nella sua più vera identità e missione, ponendola al servizio di Dio, che è Amore”. Benedetto XVI ricorda poi che l’Anno della Fede “offrirà fecondi orientamenti alle Opere di Aiuto alle Chiese Orientali” e chiede l’intercessione di Maria per le Chiese Orientali in madrepatria e nella diaspora:

“Sia Lei a vegliare anche sul prossimo Viaggio che – a Dio piacendo – compirò in Libano per porre il sigillo sull’Assemblea Speciale per il Medio Oriente del Sinodo dei Vescovi”.

E il Papa conclude, infatti, con un abbraccio “di padre e di fratello” alla Chiesa e alla nazione libanese.

http://press.catholica.va/news_services/bulletin/news/29387.php?index=29387&lang=it#TRADUZIONE IN LINGUA ITALIANA
http://www.radiovaticana.org/IT1/articolo.asp?c=598374



AIUTO ALLA CHIESA CHE SOFFRE: URGENZA SIRIA 
Appello per la sopravvivenza di 500 famiglie cristiane rifugiate a Marmarita

I siriani sono in stato di shock. Hanno paura. Essi temono un "secondo Iraq". Secondo le stime dell'ONU, le rivolte arabe da marzo 2011 ad oggi, eufemisticamente descritte come primavera araba, sono costate oltre 8.000 vite. In Homs, le Brigate Faruq, parte del cosiddetto "esercito siriano libero" hanno massacrato da 350 a 400 persone inermi, secondo informazioni. Fonti ortodosse hanno riferito che queste brigate cacciavano specificamente i cristiani dalle loro case, poi vi si insediavano.  Ad oggi, ci sono 230 mila siriani che sono fuggiti dai combattimenti in Homs. Secondo il vescovo Nicolas Sawwaf, il vescovo greco-cattolico, 500 famiglie di profughi hanno cercato rifugio in Marmarita, vicino al confine libanese. Il vescovo ha fatto il possibile per fornire cibo e alloggi temporanei a loro disposizione.  I cristiani siriani vedono il futuro con ansia. Anche se rifiutano la brutalità di Assad, temono che il potere passi nelle mani degli estremisti islamici.  "I vescovi cattolici mettono in guardia contro una presa di potere da parte degli islamisti. Essi temono un'ondata ancora più grande di assalti e intimidazioni contro i cristiani, come quello che è successo in Iraq dopo la caduta di Saddam Hussein", possiamo leggere una lettera della Pontificia Missione a Beirut.
Su circa 300.000 cattolici caldei che vivono in Siria, 200.000 provengono dall'Iraq! Ora, il vescovo Sawwaf si fa carico non solo dei rifugiati, ma anche di 500 famiglie siriane che hanno bisogno di temporaneo alloggio, vitto e assistenza medica. Mentre i rifugiati musulmani sono supportati da stati arabi come l'Arabia Saudita e Qatar, la Chiesa rappresenta l'unica speranza dei rifugiati cristiani. In totale, circa 1.000 famiglie che aspettano un aiuto esterno.
Aiuto alla Chiesa che Soffre ha promesso  80 000. Tale somma può provvedere a 500 famiglie per sei mesi.
La Missione Pontificia stessa coordinerà gli aiuti alimentari.
Per sopravvivere, ciascuna delle 500 famiglie  ha bisogno di quasi $ 30 al mese per il cibo.
$ 30 X 500 (famiglie) X 6 (mesi) = $ 90.000 o circa € 80 000.
Hanno urgente bisogno del nostro aiuto!per versare il tuo contributo online :




Tregua a Homs, ma i civili non possono ancora lasciare la città
 Agenzia Fides 21/6/2012
Homs (Agenzia Fides) – E’ tregua fra esercito siriano e ribelli: dopo lunghi e difficili negoziati, è stato raggiunto un accordo di cessate-il-fuoco per consentire l’uscita dei civili intrappolati a Homs. Tuttavia, riferiscono fonti di Fides a Homs, l’evacuazione non è ancora iniziata perché i ribelli non hanno ancora dato il “via libera”, mentre testimoni locali riferiscono di colpi di mortaio sulla città anche questa mattina. Secondo l’accordo, la tregua dovrebbe durare per l’intera giornata di oggi e poi, nei prossimi giorni, per due ore al giorno, al mattino. Nel negoziato fra le parti sono coinvolte la Croce Rossa Internazionale, la Mezzaluna Rossa e alcuni sacerdoti cristiani vicini alle famiglie dei civili intrappolati, esponenti del movimento interreligioso per la riconciliazione “Mussalaha”. Come riferiscono fonti di Fides a Homs, i civili sono circa 800 (400 cristiani e 400 musulmani sunniti). nei quartieri di Hamidiyeh e Bustan Al Diwan, A costoro di aggiungono altre mille famiglie, tutte musulmane, che si trovano nell’area di Khalidiyeh, ma anche di Warcheh e Salibi.
I civili sono assistiti da alcuni sacerdoti cristiani cattolici e ortodossi, che intendono facilitare le operazioni di salvataggio. “La tregua ci dà una speranza, ci appelliamo ora a tutti perché possa iniziare la sospirata uscita dei civili, fra i quali donne, bambini sotto i dieci anni, anziani bisognosi di cure” dice a Fides il sacerdote greco cattolico p. Abdallah Amaz, che si trova ad Homs.
Da altri quartieri della città, intanto, molte famiglie stanno fuggendo, trasferendosi soprattutto a Jaramana, area residenziale alle porte di Homs, a maggioranza cristiana e drusa. La Chiesa siriana ha lanciato un appello per l’assistenza di almeno 500 famiglie di profughi cristiani fuggiti da Homs nei mesi scorsi, che hanno trovato rifugio a Marmarita, vicino al confine libanese, per i quali si sta facendo ogni sforzo per fornire cibo, alloggio temporaneo e assistenza medica. 



"LA GUERRA CIVILE NON E' L'UNICA SCELTA"




"Guardiamo all'Iraq, guardiamo alla Tunisia, guardiamo alla Libia, guardiamo in Egitto e non vogliamo diventare una tale situazione di anarchia o di estremismo", ha detto. Nel frattempo, egli sta esortando i cattolici di tutto il mondo a continuare a sostenere la Chiesa in Siria attraverso la preghiera, promuovendo l'informazione e un aiuto finanziario, se possibile.
http://www.catholicnewsagency.com/news/syrian-bishop-says-civil-war-not-the-only-option/

1 commento:

  1. Cari Amici in Gesù Cristo, ho partecipato a gruppi di preghiera per la Siria. Ho interloquito con i siriani che vivono in Italia e sostengono la "rivoluzione"; mi sono messo in collegamento anche con i figli dei siriani, ormai italiani qui da 20 anni, che sostengono il governo di Bashar Al Assad. Ho proposto loro di fare un tavolo di discussione congiunta in Italia,tra gruppi civili ARMATI DELLA SOLA FORZA DEL DIALOGO. Mi sono fatto l'idea che il fossato dell'odio sia troppo grande, anche tra persone civili come professionisti, laureati sento spesso parole di odio e, in alcuni casi di vendetta.
    Persino un missionario che pure stimo e al quale ho chiesto di adoperarsi con il più grande senso di pietà, mi ha scritto che la vede molto dura e che spera solo nella clemenza dei curdi verso i nostri fratelli cristiani, in quanto sarebbero momentaneamente per il governo legittimo siriano. Infatti mi ha scritto "chiedere asilo ai curdi che per tante ragioni glielo accorderanno ..... rifugiarsi a Erbil e nella Piana di Ninive per poi tornare dopo qualche anno"

    Perché tanto odio?
    Ecco qui di seguito alcune cose che ho proposto ed alcune risposte che ho ricevuto, vi prego di darmi una vostra interpretazione.

    IO: Dovremmo promuovere in Italia la <> intorno a un tavolo comune dei Siriani che appoggiano il regime di Assad e dei Siriani che sostengono i rivoluzionari. Potremmo dimostrare al mondo intero che insieme si può tornare a dialogare senza per forza spararsi.
    A che cosa servirebbe questo tavolo congiunto, moderato da Italiani super partes? Sarebbe il luogo per a) ascoltare le ragioni degli uni e degli altri b) ipotizzare delle possibili lineeguida per un cessate-il-fuoco c) delineare degli scenari possibili per il dopo Assad in Siria d) evitare che la Syria diventi un'altra devastata nazione come l'Irak, l'Afganistan e la Libia, ormai terre tribalizzate e destabilizzate per i prossimo 50 anni.
    Di questa proposta ne ho parlato anche con Padre Paolo dell'Oglio, in partenza in questi giorni per il Kurdistan. Lui dice che questa opera di dialogo è quasi impossibile perché l'ha tentata in Syria da un paio di anni in qua.
    In Italia i Siriani vicini al regime avrebbero paura di sentirsi dichiarare traditori per il fatto di sedersi con voi; ma anche dall'altra parte ho ricevuto risposte negative, del tipo che l'unica soluzione è "la sconfitta e la punizione per Assad". Questa sete di vendetta non è di buon auspicio per il futuro della Syria.
    Ci vorrebbe l'impegno di tanti San Francesco Italiani per mettervi insieme intorno ad un tavolo? Io ci provo e ti getto la proposta. Fanne una riflessione.

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